Un veloce confronto tra le due opposte visioni dello sviluppo infantile che affondano in due concezioni profondamente diverse dell’uomo e del suo rapporto col mondo.
1.1 L’intelligenza come processo attivo di adattamento 1.2 Il processo cognitivo 1.3 Lo sviluppo stadiale dell’intelligenza 1.4 Le implicazioni pedagogiche
2.1 La critica all’egocentrismo infantile di Piaget 2.2 Il linguaggio come prodotto sociale e base dell’intelligenza. 2.3L’origine sociale dei processi psichici superiori 2.4 L’educazione e la zona di sviluppo prossimale
Massimo Recalcati approfondisce dal punto di vista della psicanalisi l’odio come fondamento passionale della guerra, per mostrare come il fondo psichico, incoscio, della psiche, riurgiti di idee ed emozioni allevate dalla collettività.
Nel momento in cui l’esercito e la vita militare vengono invitati nelle scuole e indicati come modello, la riflessione sottotraccia del suo educare all’odio si fa più che mai urgente.
L’odio è il fondamento passionale di ogni guerra.
Nel mondo animale non esiste né crimine né guerra perché non esiste la passione dell’odio. L’istinto aggressivo si scatena solo per la difesa del proprio territorio, per la sopravvivenza della propria esistenza o di quella del proprio branco. In ogni caso, essa non assume mai il valore irresistibile di una passione destinata a durare nel tempo e a corrompere la vita.
Per questo, Lacan la definisce una carriera senza limiti. Ci sono vite individuali e vite collettive che sostengono la loro identità sulla mobilitazione permanente dell’odio.
L’idea di areté, cioè di perfezione umana, identificata da Omero nel valore innato degli aristocratici (Achille, Ulisse) che si esprime sul campo di battaglia, ma anche nelle qualità politiche dei capi (la capacità di guidare i mirmidoni con la parola di Achille, di trovare strategie vincenti in guerra di Ulisse e di parlare con i suoi pari di Telemaco), viene messa dallo spartano Tirteoal servizio del bene comune: la difesa della città (l’oplita spartano, Leonida).
Dopo le grandi trasformazioni che si annunciano nella Ionia dell’VIII secolo a.C., l’eccellenza passa dal piano militare a quello civile, legandosi al lavoro nell’opera del beota Esiodo, cantore della perfezione umana del popolo, e alla giustizia realizzata dalla buona legge nell’arconte di Atene, Solone. Con Solone si assiste alla prima laicizzazione dei concetti di giustizia e ingiustizia, pensati da Esiodo come dono e castigo degli dèi, ma dall’arconte già messi strettamente in relazione all’azione umana.
Con Protagora e i sofisti si assiste alla definitiva democratizzazione e laicizzazione dell’eccellenza, iniziata rispettivamente con Esiodo (democratizzazione) e Solone (laicizzazione): suprema virtù è ora il sapere, non più una qualità di una categoria di individui o un privilegio di casta, ma un modo di essere che tutti possono apprendere.
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