Lavorare con l’AI. Come migliorare la stesura del tema di Scienze Umane con Gemini
Oltre a imparare come dare istruzioni a un’AI per i nostri scopi, i due Prompt sono anche un manuale di come si dovrebbe studiare con loro e cosa, invece, non è utile fare (la sintesi di Gemini al punto 5).
Le tracce dell’esame di stato
Le tracce ministeriali per i Licei di Scienze umane – LSU.
Tema di Scienze umane
2024/25
La ricerca nelle Scienze umane: possibilità e sviluppi (ricerca)
L’inclusione sociale promotrice dell’essere umano (inclusione, integrazione, empowerment)
Educazione interculturale e cittadinanza attiva nel contesto mondiale (Morin, Freire)
2022/2023
Democrazia, competenze, cittadinanza attiva (Dewey, Bruner)
La scuola luogo di dono (Mauss) (suppl)
La televisione (straord.)
2018/2019

Deprivazione culturale, scuola, emergenze educative
La tecnologia e il cambiamento antropologico (Weber, Bruner) (straord)
L’inclusione nella società complessa (suppl)
Seconda simulazione: L’idea dell’infanzia nella società contemporanea [svolgimento]
Prima simulazione: L’educazione alla democrazia e il ruolo della scuola [svolgimento]
2017/18
Diritti umani e principi democratici
Educazione e istruzione
Inclusione e ruolo della scuola
2016/17

La definizione della cultura nella società di massa (Dewey, McLuhan)
Il senso della lettura (James Clifford, Don Milani) (suppletiva)
Il valore dell’esperienza nel processo educativo e formativo (straordinaria)
Christian Raimo, La tesina e la retorica della multidisciplinarietà
Nove anni fa, Christian Raimo ha scritto per Internazionale questa importante riflessione sull’idiozia latente delle indicazioni che talvolta noi docenti diamo quando forziamo la richiesta di individuazione dei “collegamenti multidiscisplinari” al punto di farne un gioco di libere associazioni, cioè poco più di una passeggiata narrativa tenuta insieme da legami deboli: una battaglia che pensavo di condurre in solitaria, fino a quando non ho letto questo articolo.
Maggio è il mese della febbre delle tesine. Ossia: i più di cinquecentomila studenti che tra un mese affronteranno l’esame di stato, ovvero quello che chiamiamo la maturità, devono preparare una breve ricerca di una quindicina, una ventina, di cartelle che, a partire da un certo argomento, s’impegni a toccare più materie possibile. I ragazzi per lo più vanno nel panico: cercano di arrangiarsi. Se hanno cominciato a chiedere lumi già al primo quadrimestre, arrivati a questo punto dell’anno mostrano schemi strampalati con un sacco di frecce.
“Porto il Mistero: così ci metto il velo di Maya in Schopenhauer, l’enigma di Edipo in greco, il codice Enigma in storia, e i numeri irrazionali in matematica, che ne dice prof?”.
Il tema di scienze umane. Vademecum per la seconda prova
Cosa il tema di Scienze Umane NON è
Sembra ridondante, ma il tema di Scienze Umane non è un elenco di cose che so su quell’argomento, ma una scelta di cose che so e, soprattutto, che ricavo dalla lettura dei testi proposti e che utilizzo per rispondere a precise domande.
Perché questo fa la differenza?
Perché se pensi che il tema sia la raccolta di tutto quello che sai su un problema, farai un elenco di argomenti e non un tema, esibirai delle conoscenze, ma non delle “capacità” (cioè delle competenze).
Come si fa allora a costruire un tema, cioè una risposta (il più possibile completa e articolata) alle domande che la prova ministeriale ci pone?
Per questo c’è il Vademecum ..
LA LETTURA DELLA PROVA
Il giovedì d’esame, la traccia della seconda prova viene inviata dagli uffici del Ministero alle segreterie delle scuole, stampata e consegnata alla vostra Commissione.
Il Presidente la legge e il commissario che la correggerà dà alcune indicazioni per lo svolgimento: annotatevele e cominciate a riflettere su questo primo inquadramento del problema che vi è stato assegnato.
DOPO LA LETTURA DELLA TRACCIA
1. Leggere attentamente il testo della prova, cercando di situare l’argomento e l’autore e ricordando le indicazioni del docente che ve l’ha letto.
2. Consultare il dizionario per capire termini chiave del cui significato non si è certi o per controllare se il significato che si ha in mente è corretto.
3. Riflettere dieci minuti su ciò che si ha da dire sull’argomento. Valutare spassionatamente le affermazioni che si pensa di fare, scartando luoghi comuni e considerazioni troppo ovvie.
4. Stendere uno schema dello svolgimento con la seguente struttura:
oppure, se in questa fase non vi riesce di indicare l’ordine con cui volete affrontare gli argomenti, con questa:

5. Non impiegate più di mezz’ora per queste operazioni preliminari.
COSTRUZIONE DEL TESTO
E STRATEGIE PER UN TEMA APPREZZATO DALLA COMMISSIONE
1. Fate una piccola ricognizione del problema o una semplice parafrasi del testo presentato dalla traccia d’esame.
Esempio: “Il passo proposto sul tema del disadattamento minorile, evidenzia come non sia sufficiente indicare in alcuni fattori sociali le cause del disagio di bambini e adolescenti, ma sia necessario trovare rimedi efficaci, anche attraverso l’istituzione scolastica”.
Introdurre in questo modo, aumenta il vostro punteggio perché permette al professore che corregge la vostra prova di valutare l'”adeguata comprensione del testo”
La filosofia dell’educazione di Jacques Maritain
L’influente dottrina del personalismo e l’antimodernismo del cattolicesimo fine ottocentesco.
Indice
1. La reazione cattolica all’attivismo pedagogico
2. Il personalismo di Jacques Maritain
2.1 Antropologia personalistica e fine dell’educazione [tratto da L’educazione della persona, 1959]
2.2 Simulazione di seconda prova su Maritain
1. La reazione cattolica all’attivismo pedagogico
Il mondo cattolico ha guardato con sospetto e distanza alle innovazioni dell’attivismo pedagogico, nella convinzione che la scuola nuova mettesse in discussione l’educazione cristiana.
La principale obiezione mossa dai filosofi cattolici all’attivismo, consiste nel rilievo che l’uomo non è solo natura istintiva e sensibile, ma anche spirituale e razionale e che il suo destino non è solo di ordine sociale, ma anche personale e religioso.
Per questo, secondo lo svizzero Eugène Dévaud, la vera scuola attiva è quella che considera tutto l’uomo, inclusi gli aspetti spirituali e religiosi, ed è perciò quella ispirata all’umanesimo cristiano, il solo in grado di indicare il senso all’esperienza umana.
Il lavoro tra fondamento costituzionale e declino sociale
Svolgimento della traccia del tema di Scienze Umane sugli argomenti di Educazione civica.
Gli artt. 1;4; 35 (e 37) assegnato al lavoro il ruolo di fondamento della Repubblica. Al tempo stesso, il lavoro conosce, nella società contemporanea, una crisi forse irreversibile.
Avvalendoti della lettura degli artt. costituzionali e delle tue conoscenze sociologiche, illustra il ruolo del lavoro , quindi dei cittadini, nella vita della Repubblica, spiegando quale nuovo senso debba assumere la sovranità popolare, anche alla luce dell’art. 3.
La Repubblica italiana si dichiara democratica, in quanto fondata sulla partecipazione attiva di tutti i cittadini allo sviluppo della vita sociale: questo è il significato dell’art. 1 e dell’indicazione della sovranità popolare che contiene.
Il lavoro è, infatti, la forma fondamentale di cooperazione sui cui si basa la società umana in ogni tempo e in ogni luogo ed è, per questo, il terreno principale, benché non esclusivo, dello sforzo collettivo di realizzazione del progresso sociale, economico e culturale di un paese.
Tale fondamento di partecipazione alla vita sociale è però fortemente in crisi e il suo ruolo come motore di progresso e di promozione umana è sfidato dalla progressiva perdita di valore del lavoro innescata dalla globalizzazione economica, dalla finanziarizzazione dell’economia e dall’avvento delle intelligenze artificiali che rendono ancora più incerto il suo ruolo futuro.
Quale senso occorre dare, quindi, al primo art. della Costituzione repubblicana? Senza dubbio è necessario intendere in senso estensivo il suo riferimento al lavoro e riferirlo a quella partecipazione attiva alla vita sociale a cui allude l’art. 3.
Se la Repubblica è democratica, infatti, è perché promuove attivamente il pieno sviluppo della personalità umana e la partecipazione di tutti i cittadini alle scelte collettive e alla vita sociale, risultato assicurato da quello che Piero Calamandrei chiamava un “organo costituzionale”, cioè la scuola.
Tema di scienze umane. La libertà ben regolata di Rousseau
Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778)
È molto strano che, da quando ci si occupa di educare fanciulli, non si sia immaginato altro strumento per guidarli che l’emulazione, la gelosia, l’invidia, la vanità, l’avidità, il vile timore, tutte le passioni più dannose, più pronte a fermentare e più adatte a corrompere l’anima anche prima che il corpo sia formato.
Ad ogni insegnamento precoce che si vuol far entrare nella loro testa, si pianta un vizio nel fondo del loro cuore; istitutori insensati pensano di fare meraviglie quando li rendono cattivi per insegnar loro cos’è la bontà; e poi ci dicono gravemente: «Tale è l’uomo». Si, tale è l’uomo che voi avete fatto.
Si son tentati tutti gli strumenti, fuorché uno, e precisamente il solo che può riuscire: la libertà ben regolata.
L’educazione interculturale. Progettazione del tema
Esporre:
Premessa
– nella storia l’incontro tra culture è sempre stato causa di innovazione, di conflitti e di riflessione filosofica (relativismo dei sofisti; dibattito sull’umanità degli schiavi tra Las Casas e Oviedo, nascita dell’antropologia culturale)
– in antropologia Boas e Kroeber hanno teorizzato il particolarismo delle culture che evolvono secondo una propria linea di sviluppo storico, anche se scambiano elementi con altre culture (cenni alle posizioni contrarie di Comte e Spencer), ponendo le basi per il relativismo culturale (cfr., etnocentrismo)
L’educazione alla democrazia e il ruolo della scuola. Svolgimento guidato della traccia
Ieri (giovedì 28 febbraio) è stata somministrata, per la prima volta centralmente dallo stesso MIUR, la traccia della simulazione della seconda prova per il Liceo di Scienze Umane.

John Dewey (1859 – 1952)
La scelta dei funzionari è caduta su Dewey e l’attivismo pedagogico sia, immagino, per rassicurare studenti e professori della (pessima) continuità di tematiche dopo il ritocco all’esame di stato, sia per l’oggettiva arretratezza della visione ministeriale della pedagogia, ridotta a un sapere retorico, auspicante, mummificato, nel quale qualunque carica critica o di concreto cambiamento annega in un mare di ovvietà linguisticamente fermo agli anni ’50 (si può immaginare con quanto entusiasmo dei diciottenni a cui ci si rivolge).
Dewey è un autore primonovecentesco, Il mio credo pedagogico [qui una mia lettura commentata] è uscito nel 1897: davvero non è accaduto nulla dopo?
Questa, a mio avviso, la non felice condizione di chi si prepara alla conclusione di studi che esplorano la condizione umana in tutte le sue sfaccettature.
Ma andiamo avanti … dopo cinque anni di lavoro su temi e problemi sicuramente più affascinanti e complessi, possiamo ben concedere a funzionari senza fantasia una prova finale: se la esaminiamo insieme dobbiamo, infatti, ammettere che questa traccia è tanto anestetizzante quanto semplice sia per facilità di lettura dei testi proposti che per la linearità del possibile svolgimento.
Vediamo quindi, passo per passo, un possibile svolgimento della traccia, a partire dalla ricognizione dei contenuti, titolo, premessa e i due documenti. Metto in marrone commenti, chiarimenti, spunti e suggerimenti di stesura.

Con strumenti come 




Commenti recenti