Gennaio: La causa e l’effetto
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Premessa 1: Se piove, allora porto l’ombrello.
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Premessa 2: Oggi porto l’ombrello.
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Conclusione: Quindi, oggi piove.
Vero o falso? C’è un errore? Perché non è detto che piova?
Premessa 1: Se piove, allora porto l’ombrello.
Premessa 2: Oggi porto l’ombrello.
Conclusione: Quindi, oggi piove.
Vero o falso? C’è un errore? Perché non è detto che piova?

La quinta rivoluzione industriale, legata all’avvento dell’intelligenza artificiale generativa dei LLM’s Large Linguistic Models, è stata definita l’era della cooperazione uomo macchina.
Su quali basi avverrà questa cooperazione? E chi, quali soggetti sapranno cogliere queste opportunità? Quali società saranno ridisegnate? Come verranno rimodellate?
Il ruolo dell’Istruzione e del Welfare.

Negli ambienti d’apprendimento, come la scuola, si impara in molti modi diversi.
1.1 Le lavagne vuote di Skinner e la motivazione «estrinseca»
1.2 Il disequilibrio cognitivo di Bruner e la motivazione «intrinseca»
1.3 L’autorealizzazione di Maslow
1.3.1 Il desiderio innato di conoscere e la gerarchia dei bisogni
1.3.2 Il paradosso della motivazione: la Legge di Matteo
1.4 La motivazione non è una premessa ma un risultato (non solo individuale, ma del sistema)
1.4.2.1 Il modello svedese
1.4.2.2 Le differenze storiche tra i sistemi educativi svedese e italiano e i punti forza di quello italiano
2.1 Lo studio di Ferdinand Hoppe su come costruiamo i nostri obiettivi
2.1.1 Susan Harter e il principio di sfida ottimale
2.2 La motivazione al successo e i motivi di chi teme l’insuccesso
3.1 L’apprendimento scolastico
3.2 Le difficoltà e i disturbi di apprendimento
4.1 La paura di sbagliare e l’impotenza appresa
4.2 L’effetto Pigmalione
5.1 Intelligenza operativa e intelligenza riflessiva
Il primo fattore ad influenzare la qualità e la velocità dell’apprendimento è la motivazione, cioè la spinta emotiva, il desiderio di studiare e l’interesse per le discipline scolastiche.
La psicologia ha interpretato la motivazione in modo differente.
Per i comportamentisti e per i cognitivisti essa è essenzialmente un fatto interno all’individuo, una disposizione psicologica, che nasce però in modo diverso.
Per quanto noi veniamo al mondo con un cervello e delle capacità che sono state in parte predeterminate dai nostri geni, la natura dell’ambiente in cui cresciamo produce un impatto profondo e a lunga durata. A livello intuitivo sembra ovvio che è meglio allevare un bambino in un ambiente ricco di molti stimoli, esperienze e cose da fare e, dagli studi sugli animali emergono prove più che convincenti che cervello e comportamento si sviluppano in misura maggiore in un simile ambiente.
Il primo ad esaminare questi effetti è stato Donald Webb (1942), alla McGill University. Webb allevò alcuni ratti di laboratorio in un ambiente ricco di stimoli — la sua casa. Dopo averli presi da piccoli, li fece crescere come animali domestici. Una volta cresciuti, li portò in laboratorio e li sottopose al test che misura le capacità di imparare il percorso di un labirinto. Questi ratti ottennero risultati molto migliori rispetto ai fratelli.
All’Università di Berkeley (California), Mark Rosenzweig e David Krech (Rosenzweig, Krech, Bennett e Diamond, 1962) allestirono un ambiente ricco di stimoli per alcuni ratti e li allevarono in gruppi sociali.
I soggetti del gruppo di controllo (fratelli e sorelle dei ratti “ricchi”) venivano allevati individualmente in gabbie da laboratorio standard (ratti “poveri”) o in gruppi sociali in gabbie da laboratorio più grandi (ratti poveri di relazioni sociali). A tutti e tre i gruppi — ratti ricchi, ratti poveri e ratti poveri di relazioni sociali — vennero forniti tutto il cibo e l’acqua di cui avevano bisogno e furono tenuti puliti.
Rosenzweig e i suoi colleghi misurarono molte caratteristiche del cervello, soprattutto la corteccia cerebrale, e valutarono anche le capacità comportamentali dei ratti, i risultati furono molto chiari. Quasi tutte le misurazioni raccolte dimostrarono che vi era stato un incremento nello sviluppo del cervello nei ratti ricchi rispetto a quelli poveri.
I ratti poveri di relazioni sociali generalmente si collocavano in una posizione intermedia. In realtà, gli effetti prodotti dalle esperienze precoci risultano già evidenti pesando il cervello: i ratti ricchi avevano un cervello più pesante di quelli poveri; inoltre eseguivano con maggiore precisione molti compiti di apprendimento in laboratorio.
William Greenough e M. K. Floeter (Floeter e Greenough, 1979) della University of Illinois hanno registrato gli effetti dell’esperienza sullo sviluppo del cervello nelle scimmie.
Un gruppo di scimmie venne allevato in gabbie individuali quasi subito dopo la nascita, mentre un altro gruppo viveva in gabbie analoghe, ma poteva giocare con altre scimmie ogni giorno.
Un terzo gruppo venne allevato insieme ad altre scimmie di tutte le età in due stanze comunicanti attrezzate con materiali e strutture per giocare. I neuroni più importanti del cervelletto — le cellule di Purkinje — presentavano una complessità dendritica significativamente maggiore nelle scimmie ricche rispetto a quelle povere o deprivate di relazioni sociali.
Per riassumere, l’esperienza esercita effetti importanti sulla crescita dei processi neuronali e sulla formazione delle sinapsi nel cervello, soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo. La formazione delle sinapsi è molto più sensibile ai fattori ambientali di quanto si pensasse in precedenza. Sembra che le sinapsi si formino e scompaiano nel corso di qualche ora o di qualche giorno e questo può accadere durante tutto l’arco della vita.

Perugia al crocevia umbro-etrusco
Le prime tracce di insediamenti sui Colli Landone e del Sole, dove sarebbe sorta successivamente la città, risalgono all’XI-X secolo a.C., con la presenza di villaggi villanoviani.
Non è chiaro, quindi, se gli etruschi siano subentrati agli umbri nel possesso del territorio. Perugia, infatti, era al crocevia tra le città etrusche (a nord e ad Ovest) e gli insediamenti Umbri (ad Est).
A partire dall’VIII secolo a.C., furono però, gli Etruschi, a stabilirsi sulla sommità del colle Landone e nella seconda metà del VI sec. a. C., la città etrusca, già prospera, divenne una delle 12 lucumonie della confederazione etrusca.
1. Fontana Maggiore: il Colle Landone, il nome della città, la fondazione, la leggenda fondativa (p.za IV Novembre)
2. Le mura etrusche: l’Arco del Giglio, l’Arco Etrusco (Via Bontempi, Via Pinturicchio, P.za Fortebraccio)
3. La città vista dall’alto: la Torre degli Sciri (Via Battisti, Via della Stella, Via de’ Priori)
4. Porta Trasimena
5. Perimetro murario antico del Pincetto
6. Porta San Giacomo – Eburnea
7. Porta Marzia (Via del Parione, V.le Indipendenza)
8. Porta Corgna (Scalette Sant’Ercolano)
3.1 Le origini mitiche attribuite agli Achei, agli Umbri, ai Lidi
3.2 La leggenda del fondatore troiano Euliste
3.3 La leggenda della ricostruzione, dopo Totila, dei re di Persia e Russia
3.4 La revisione fiorentina della leggenda fondativa

Piero della Francesca, Polittico di Sant’Antonio (1460-70) – Galleria Nazionale dell’Umbria
Cara ai perugini che la chiamano col vecchio nome di Pinacoteca, la Galleria Nazionale dell’Umbria, è stata aperta al pubblico nel 1878, appunto come Regia Pinacoteca, quando si separò dall’Accademia di Belle Arti.
Il primo nucleo della collezione esposta a Palazzo de’ Priori viene, infatti, dal patrimonio dell’Accademia che aveva sede a Palazzo Murena e nella quale, in epoca napoleonica, erano confluite le opere delle congregazioni religiose soppresse.

Beato Angelico, Polittico Guidalotti (1447-9 ca)
Là, gli studenti potevano studiare le opere provenienti dalle requisizioni, tra le quali il Polittico di Piero della Francesca, la Pala dei Guidalotti di Beato Angelico e la Pala di Santa Maria de’ Fossi di Pinturicchio.

Pinturicchio, Santa Maria dei Fossi (1496-98)
La successiva requisizione del patrimonio ecclesiastico, avvenne con l’unità d’Italia del 1860, ma il patrimonio dell’Accademia continuò ad ingrandirsi anche negli anni successivi rendendo necessario il trasferimento nei nuovi spazi espositivi di Palazzo de’ Priori (1879).
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