Minorenni e sexting. Un fenomeno rischioso

by gabriella

L’articolo è uscito su Domani del 30 luglio 2025.

In un mondo dove la quasi totalità dei minori ha uno smartphone o l’accesso a internet, comprendere i fattori di rischio che possono portare allo sviluppo di comportamenti deviati o violenti contro le donne è un dovere personale e civile di ogni adulto. Tra questi, c’è un fenomeno molto diffuso tra i minori, oltre a quello della fruizione del porno.

Questo fenomenoè il sexting: l’invio o lo scambio di messaggi, foto o video sessualmente espliciti tramite smartphone o internet. Non possiamo né dobbiamo patologizzare la naturale curiosità verso il corpo dell’altro, che prende il via anche prima della pubertà. Allo stesso tempo, dobbiamo conoscere i dati della letteratura scientifica sulle conseguenze che il sexting può determinare per il benessere emotivo e le future capacità relazionali dei nostri ragazzi.

L’accesso alla rete, presente dall’infanzia, porta con sé la possibilità che ci sia uno scambio di foto o video intimi che inizi dagli ultimi anni delle elementari. Il fenomeno e le sue possibili conseguenze sono studiati da oltre un decennio, e la più ampia revisione della letteratura pubblicata da Jama Pedriatics (il lavoro raccoglie circa 42.000 adolescenti da 11 a 16 anni) ci dice che il sexting è asociato a:

– sviluppo di comportamenti sessuali a rischio (partner multipli, basso uso di contraccettivi);
– sviluppo di dipendenze (alcool, droghe, fumo);
– sviluppo di comportamenti violenti

Un aspetto chiave del sexting è la distinzione tra sexting consensuale (che può rappresentare una naturale esplorazione condivisa) e il sexting non consensuale. Sono questi i casi in cui è solo uno dei sue partner che inizia a chiedere l’invio di messaggi o informazioni sessuali.

Nella maggioranza dei casi, la chiave di accesso è rappresentata dalla “normalizzazione” del sexting da parte del partner (“questa cosa la fanno tutti”). La richiesta di invio di materiale intimo è amplificata dalla sua rappresentazione come una “prova d’amore”.

Un lavoro pubblicato di recente sul Journal of School Health rileva che sono le ragazze a sentirsi pià obbligate a inviare materiale intimo. La pressione che esse vivono è tanto più alta quanto più bassa è la loro età, e le ricadute emotive (ansia, depressione, alterato rapporto col proprio corpo) sono tanto più frequenti quanto più bassa è l’età in cui si inzia a fare sexting.

Questi dati confermano che il sexting in età precoce può minare lo sviluppo di un sano equilibrio emotivo e portare a un alterato sviluppo della consapevolezza del consenso che, in partivcolare nei maschi, è correlato a comportamenti coercitivi o violenti nelle future relazioni sentimentali.

Occore duqnue evitare di far finta di non vedere. I genitori, rispettando la curiosità e le sperimentazioni necessarie per uno sviluppo armonico, dovrebbero accompagnare bimbi e adolescenti nell’uso di smartphone e internet ed educarea al rispetto per la propria e altrui intimità.

Il gruppo, guidato da Katalin Parti, afferma che un contributo può arrivare dalla scuola. In questo senso, le recenti direttive che vietano l’uso degli smartphone in aula, seppur motivate da alcune ragioni necessarie, dovrebbero contenere delle chiare deroghe che diano a insegnannti e alunni la possibilità di riflessione e comprensione riguardo ai rischi a cui il mondo digitale può esporre.

Nascondere il sexting sotto il tappeto non risolve un problema che può avere conseguenze anche drammatiche.

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