Storia di Zhuangzhuang e del cucciolo di leone marino

by gabriella

Zhuangzhuang

Il piccolo Zhuangzhuang è un elefantino nato nel parco zoologico di Rongcheng, il cui pianto disperato dopo essere stato rifiutato dalla madre, ha fatto il giro del web.

Appena nato era stato calpestato volontariamente dalla madre e, riavvicinato a lei una seconda volta dai custodi che temevano si fosse trattato di un incidente, era rimasto ferito gravemente dal suo secondo attacco.

Avolto in una coperta da uno dei custodi, aveva pianto per ore.

Quel pianto aveva mosso il cuore di quel custode che cominciò a nutrirlo col biberon e a curarlo con tenerezza ad ogni risveglio 

Grazie a quel legame, Zhuangzhuang non solo sopravvisse, ma imparò anche che il vero amore non nasce sempre dal sangue, ma da chi sceglie di restarti accanto quando ne hai più bisogno.

 

 

Il salvataggio del cucciolo di Leone marino

Le cure parentali degli elefanti marini sono totalmente delegate alle femmine proprio perché, per la natura poliginica e territoriale della riproduzione, il maschio necessita di impiegare tutte le proprie energie nel monitoraggio dell’harem, nei numerosissimi accoppiamenti, negli scontri fisici con altri maschi e nella scorta delle femmine dalla spiaggia all’acqua e viceversa, per evitare che siano avvicinate da competitori.

In questo periodo non possono permettersi nemmeno di nutrirsi e possono digiunare per mesi, affidandosi alle sole scorte lipidiche in corpo (con conseguenti perdite di peso davvero drastiche).

Coerentemente a queste caratteristiche etologiche, nel caso un cucciolo si trovi in difficoltà, è sempre la madre (o tutt’al più altre femmine dell’harem) ad intervenire in soccorso. In un articolo del 1996, J.Reiter descriveva la relazione maschile con i cuccioli nell’harem come “inesistente”: secondo lo studioso i comportamenti maschili dimostravano la totale assenza dell’istinto di protezione e addirittura del riconoscimento dei cuccioli.

Eppure, un trio di ecologi ha recentemente osservato, per la prima volta, su una spiaggia californiana, un atto di altruismo da parte di un maschio di elefante marino settentrionale (Mirounga angustirostris), portatosi rapidamente in acqua per aiutare un cucciolo che stava annegando.

La sequenza di eventi:

  • Un cucciolo, incapace di nuotare, era stato trascinato in mare dalle onde ed emetteva richiami per essere soccorso;
  • La madre, allertata dalle vocalizzazioni del cucciolo in pericolo, ma probabilmente incapace di capire dove si trovasse, emetteva a sua volta vocalizzazioni, ma senza intervenire;
  • Con grande dispendio energetico, l’enorme maschio residente, individuato il cucciolo, si è affrettato ad attraversare la spiaggia e si è avvicinato al piccolo nuotando;
  • In acqua, il maschio ha cominciato a spingere delicatamente il cucciolo verso la riva con la testa e il corpo;
  • Una volta arrivati alla spiaggia, il maschio si è posizionato in modo da creare con il proprio corpo una barriera fisica tra le onde e il cucciolo, impedendo così che il piccolo venisse nuovamente trascinato in mare;
  • La madre ha emesso richiami vocali, a cui il maschio ha risposto, e si è avvicinata al piccolo;
  • Dopo essersi riuniti, la femmine ed il cucciolo si sono allontanati dall’acqua, tornando in una zona asciutta della spiaggia.

Ad oggi non sono presente in letteratura altri casi di un comportamento del genere da parte di un elefante marino maschio. Si tratta probabilmente di un comportamento unico ma, come tutti gli altri aneddoti, anche questo apre una finestra su quei potenziali relazionali che sono ancora sconosciuti e che, nondimeno, fanno parte di un possibile ventaglio di comportamenti, motivazioni e dotazioni empatiche che, in particolari condizioni ecologiche, potrebbero emergere, rivoluzionando i nostri box mentali su questi animali.

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