Posts tagged ‘fluidità di genere’

15 Settembre, 2025

Antonella Bellutti, Test genetici per donne dell’atletica leggera

by gabriella

Antonella Bellutti, medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Atlanta 1996 e Sydney 2000, nonché PhD in Matematica ad Oxford

La specie umana non è binaria, esordisce Antonella Berrutti su Domani del 1 settembre 2025 nel presentare la nuova caduta di una cultura sportiva non all’altezza del sapere contemporaneo.

La scienza ci invita a riflettere. La cultura sportiva deve abbandonare semplificazioni irrispettose della diversità umana e le soluzioni reazionarie in cui cerca riparo dalle sfide del futuro.

Dopo la decisione di sottoporre a test genetici le atlete accadrà, prevede la campionessa e scienziata, che si tornerà in tribunale per difendere altre donne ridotte a corpi che avranno vissuto il calvario dello stigma e dell’umiliazione.

Finora, le atlete che hanno vinto, e pure quelle che hanno perso, lo hanno fatto in un contesto agonistico costruito su una netta separazione tra maschile e femminile: anche i tentativi di squadre miste non mettono in discussione la fondamentale dicotomia del modello sportivo, tuttalpiù l’adattano. Ma cosa succede se, però, la scienza ci dice che la specie umana esattamente divisibile in due non è?

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28 Gennaio, 2017

La storia del bambino che ama vestirsi di rosa

by gabriella

Cosa c’è di scandaloso se un bambino vuole mettersi un vestito da femmina? Se ama il rosa, lo smalto e La bella addormentata? Chi ha stabilito che tutto questo è da femmina? E quando è successoQualche giorno fa, Camilla ha deciso di raccontare la storia di suo figlio, Mio figlio in rosa. Tratto da Internazionale.

L. ha otto anni e i suoi vestiti preferiti sono rosa. Sembra perfino bizzarro che sia necessario giustificare questa preferenza, visto che il rosa non è connotato intrinsecamente come tipico o esclusivo di un genere – proprio come alcuni tratti caratteriali, considerati come femminili o maschili, sono il risultato di processi storici e culturali, mutevoli e casuali. Eppure, un bambino che ama il rosa e La sirenetta suscita sorpresa, prese in giro e condanne. Per qualcuno dovrebbe essere addirittura “aggiustato” a forza di magliette blu e giocattoli da piccolo Schwarzenegger.

Chiedo a Camilla perché ha deciso di raccontare.

“Da quando mi sono resa conto che non era una fase – o che, se lo era, era molto strutturata – ho sempre cercato storie come la mia. Possibile che ci sia solo lui?. L. è sempre stato così. Al nido pensavo fosse un comportamento passeggero. Fin da allora ho cercato di evitargli difficoltà, immaginavo le reazioni degli altri. Avevo parlato con le maestre. Avevo portato un vestitino perché voleva metterselo. C’era l’angolo dei travestimenti e avevo detto alle maestre di lasciare che scegliesse se e quando indossarlo. Le maestre sono state molto disponibili. Se notate qualcosa di strano, gli avevo detto, una tristezza o una malinconia, ditemelo.

Hanno sempre sdrammatizzato. Io non sono preoccupata, L. è un bambino sano e allegro, ma voglio sapere se è a disagio e voglio avere gli strumenti per aiutarlo. Alla fine dell’anno, una maestra mi ha chiamato in disparte e mi ha consigliato di ‘andare da uno bravo’. Si è giustificata dicendo che alla materna sarebbe stato un inferno per L. Ero sbalordita. Mi dici una cosa del genere proprio l’ultimo giorno? Due anni di nido e aspetti l’ultimo momento per parlarmi dell’imminente inferno destinato a L.?”.

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