Si uniscono a delfini, pappagalli e primati, nella lista degli animali di cui sappiamo che comprendono il concetto “numerico” di zero.
Una capacità non scontata, che possiedono anche i bambini piccoli ma che per essere formalizzata ha richiesto migliaia di anni alle società umane.
Di Sandro Iannaccone per Repubblica.it..
Zero, chi lo capisce è bravo
Ragion per cui, fino a qualche tempo fa, si pensava che il concetto di zero fosse ben al di là della portata cognitiva degli animali non umani; tale idea, però, è stata smentita da diversi studi, condotti soprattutto su uccelli e primati, che hanno mostrato che tali animali non solo sono in grado di comprendere il concetto di numero, ma riescono a collocare lo zero all’estremo inferiore di una immaginaria linea numerica.
Sono furbe queste api
A questo punto, i ricercatori hanno introdotto due nuovi riquadri, fino a quel momento sconosciuti per le api, che contenevano rispettivamente una e nessuna forma nera, corrispondenti cioè ai concetti di uno e zero. E in questo modo, osservando il comportamento degli insetti, si sono resi conto che questi erano in grado di capire che lo “zero” era il minore tra tutti i numeri.
Parola all’esperto
“perché mostra per la prima volta che anche le api, oltre ad alcuni vertebrati, sono in grado di comprendere il concetto di zero come numero approssimato. Cosa che, in linea di principio, non era facile dimostrare: in prima istanza si potrebbe pensare, infatti, che le api e gli altri animali distinguano semplicemente tra ‘riquadro vuoto’ e ‘riquadro con forme'”.
“A farci capire che le api sono in grado di comprendere quantitativamente il concetto di zero o di insieme vuoto è il cosiddetto effetto distanza: il tempo di reazione nel ‘riconoscere’ lo zero è tanto minore quanto più grande è l’altro numero con cui lo si confronta”.
“Lo studio”, conclude Vallortigara, “ci fa inoltre capire che basta un sistema nervoso molto semplice, composto da appena un milione di neuroni, per sostenere il concetto di numerosità e quello di zero”.



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