Gennaio: La causa e l’effetto
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Premessa 1: Se piove, allora porto l’ombrello.
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Premessa 2: Oggi porto l’ombrello.
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Conclusione: Quindi, oggi piove.
Vero o falso? C’è un errore? Perché non è detto che piova?
Premessa 1: Se piove, allora porto l’ombrello.
Premessa 2: Oggi porto l’ombrello.
Conclusione: Quindi, oggi piove.
Vero o falso? C’è un errore? Perché non è detto che piova?

La quinta rivoluzione industriale, legata all’avvento dell’intelligenza artificiale generativa dei LLM’s Large Linguistic Models, è stata definita l’era della cooperazione uomo macchina.
Su quali basi avverrà questa cooperazione? E chi, quali soggetti sapranno cogliere queste opportunità? Quali società saranno ridisegnate? Come verranno rimodellate?
Il ruolo dell’Istruzione e del Welfare.

5.1 La censura onirica
5.2 Il lavoro onirico
6.1 La prima topica: inconscio, preconscio, coscienza
6.2 La seconda topica: Io, Es, SuperIo
7.1 La fase orale
7.2 La fase anale
7.3 La fase fallica
7.4 La fase genitale
8.1 La sublimazione
8.2 La rimozione
8.3 La proiezione
8.4 Le formazioni reattive
8.5 La razionalizzazione

CYPHER: Sì?
TRINITY: Tutto procede bene?
CYPHER: Non toccava a te darmi il cambio?
TRINITY: Lo so, ma non so stare senza fare niente.
CYPHER: Lui ti piace, ammettilo, ti piace osservarlo.
TRINITY: Non essere ridicolo.
CYPHER: Dovremo sacrificarlo.
TRINITY: Morpheus è convinto che sia l’eletto.

Da qualche anno, affrontando l’etica kantiana, propongo ai miei studenti un delicato quesito morale: è giusto prendere l’ascensore della scuola (l’uso è stato riservato dalla Preside al personale scolastico e alla disabilità motoria, ma molti studenti lo violano)? E’ libero chi lo fa?
Nella Risposta alla domanda Che cos’è l’Illuminismo, Kant oppone la minorità e l’eterodirezione al sapere e all’autonomia. Ma cosa vuol dire esattamente essere “autonomi”? Che rapporto c’è tra l’autonomia e il “fare di testa propria”? E’ autonomo chi agisce in base alla propria opinione?
Tenendo conto che, nella Critica della ragion pratica, Kant esprime questa relazione con il rapporto tra massime e imperativo categorico, esamina il caso dell’ascensore: nella nostra scuola è vietato agli studenti usare l’ascensore perché riservato agli insegnanti e a tutto il personale scolastico. Si tratta di una norma spesso disattesa. Perché alcuni studenti la violano? Con quale ragione? Si tratta di un comportamento autonomo, cioè libero, in senso proprio o no? Quale sarebbe il comportamento libero, rispetto al caso in questione?
Commento alla Critica della ragion pratica e Risposta alla domanda “Che cos’è l’Illuminismo”? in Kant, e Kant. L’educazione come umanizzazione.
In questo anno scolastico abbiamo avviato, in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia e Scienze sociali dell’Università di Perugia, un’attività di ricerca in gruppi misti di liceali e universitari su temi di studio di entrambi i gruppi di studenti. I due temi proposti quest’anno sono la dispersione scolastica e la lettura ad alta voce.Le inchieste sono indagini in cui, attraverso questionari o interviste, viene interpellato un certo numero di persone per condurre uno studio su vasta scala: ad esempio, i cittadini di uno stato, gli abitanti di una città, i giovani di una paese, gli studenti di una scuola ecc..

Degli dèi non so né che sono né che non sono, né quale sia il loro aspetto: molte sono infatti le difficoltà che si oppongono, la grande oscurità della cosa e la pochezza della vita umana [Eusebio, Praeparatio evangelica XIV, 3, 7].
Dopo la lunga battaglia dei genitori di Eluana perché la volontà della figlia fosse rispettata, l’opinione pubblica è stata scossa da altri casi drammatici, come quello di Piergiorgio Welby e Walter Piludu.
Le divisioni restano, nonostante i cambiamenti giuridici aperti dalla sentenza della Corte Costituzionale sul caso Englaro. Agli inizi del 2016, il Tribunale di Cagliari ha accolto la richiesta di Walter Piludu, malato di SLA, di vedersi interrotto ogni trattamento, nutrizione e ventilazione e dunque di morire sedato, senza soffrire. Il Tribunale gli ha infatti riconosciuto il diritto di rifiutare le cure e morire.
Beppino Englaro ha commentato la notizia:
Questa sentenza è anche merito dei precedenti pronunciamenti ottenuti per Eluana. Se non c’è un diritto a morire, c’è sicuramente quello ad essere lasciati morire. Il testamento biologico è indispensabile, ma è necessario parlare anche di eutanasia: basti pensare ai casi drammatici di Monicelli e Lizzani.
Sul fronte opposto, il movimento Militia Christi ed altre associazioni cattoliche, sostennero:
[Sulla questione Eluana ci sono] “due culture che si confrontano: da un lato la cultura della verità e della vita, dall’altro quella della cultura dello statalismo e della morte […] Questa drammatica vicenda dovrebbe, invece, offrire l’occasione per riaffermare il diritto alla salute e il diritto alla vita di tutti i cittadini. E, a maggior ragione, di coloro che sono in condizioni disperate e che sono, quindi, affidati, esclusivamente e necessariamente, alle cure di medici. I quali ultimi non dovrebbero mai tradire la rispettiva specifica etica professionale e i valori della solidarietà. Hanno il dovere, anzi, di creare le condizioni per fare sopravvivere Eluana e non già per farla morire”.
“Insomma, alla cultura della morte occorre contrapporre la cultura della vita e della solidarietà. Subito! Prima che trascorrano le fatali quarantotto ore”.
per questo, commemorano ogni anno la morte di Eluana e continuano a battersi contro l’eutanasia e l’autodeterminazione sul fine vita.
Un caso emblematico, che a suo tempo ha fatto molto discutere, è stata la vicenda umana di Anthony Bland, un giovane tifoso del Liverpool che nel 1989, in occasione della semifinale della Coppa d’Inghilterra, venne schiacciato dalla folla riportando gravi lesioni, al punto che i medici accertarono che soltanto il tronco cerebrale era rimasto funzionante, mentre la corteccia era stata distrutta. Ecco la toccante descrizione del suo stato clinico, redatta dal giudice Lord Hoffmann:
A partire dal 15 aprile 1989, Anthony Bland vive in stato vegetativo persistente. È ricoverato presso la Airedale General Hospital di Keighley, dove mediante una pompa viene alimentato con cibi liquidi grazie a un tubo che, attraverso il naso e la gola, giunge fino allo stomaco. Allo svuotamento della vescica si provvede mediante un catetere inserito attraverso il pene; questo trattamento gli causa di quando in quando delle infezioni che richiedono medicazioni e terapia a base di antibiotici. L’irrigidirsi delle articolazioni ha prodotto forti contrazioni agli arti, sicché le braccia sono saldamente strette sul petto e le gambe appaiono contorte in modo innaturale. Movimenti riflessi nella gola gli provocano vomito e bava. Anthony Bland non ha coscienza né di tutto questo, né della presenza dei membri della sua famiglia che a turno vengono a trovarlo. Le parti del cervello che rendevano possibile la coscienza si sono trasformate in una massa fluida. Il buio e l’oblio, discesi su di lui allo stadio Hillsborough, non lo lasceranno mai più. Il suo corpo è vivo, eppure egli non ha vita nel senso in cui si può dire abbia una vita un essere umano, anche più gravemente handicappato ma cosciente. I progressi della medicina moderna, però, consentono di mantenerlo in questo stato per anni, forse per decenni [Airedale N.H.S. Trust v. Bland, in “Weekly Law Report”, 2 19 feb 1993, p. 350.
Come comportarsi di fronte a questo caso pietoso che, coinvolgendo scelte esistenziali di fondo e aprendo alternative etiche radicali (non riconducibili nei binari precostituiti della tradizione), scosse l’opinione pubblica inglese, tanto che su di esso dovette pronunciarsi anche la Camera dei Lord? Che cosa era più rilevante e “decisivo” in questo caso? La sacralità o la qualità della vita di Anthony Bland? Coloro che si appellavano alla sacralità della vita, cioè al principio, recepito dal diritto angloamericano, secondo cui
ad ogni vita umana va riconosciuto un uguale diritto alla preservazione semplicemente perché la vita è un valore irriducibile
si dichiararono propensi a mantenere in vita lo sventurato. Viceversa, coloro che si appellavano al principio della qualità del vivere scelsero l’opportunità opposta, ritenendo che la vita puramente biologica del ragazzo
non meritasse di essere vissuta.
Infine vi erano coloro, tra cui alcuni cattolici, che volendo salvare il rispetto verso un principio considerato assoluto (la sacralità della vita) ma anche la pietà verso lo sfortunato ragazzo, esprimevano il loro giudizio (negativo) sulla qualità di vita del paziente stimando “straordinari” (o “sproporzionati”) alcuni mezzi usati dai medici per tenerlo in vita, con il risultato di basare tutto il loro ragionamento su problematiche distinzioni concettuali e di ritenere legittima la (mortifera) sospensione dei trattamenti straordinari. Come si vedrà, la distinzione tra mezzi ordinari e mezzi straordinari presenta non poche difficoltà: ad esempio, perché il respiratore dovrebbe essere considerato un mezzo straordinario, mentre il tubo per l’alimentazione no?
Inoltre etichettare un trattamento come “straordinario”, serve solo a camuffare un giudizio sulla qualità della vita del paziente, ossia a travestire, senza nascondere veramente, la decisione di porre fine a una vita considerata priva di un minimo di qualità positive atte a renderla degna di essere vissuta.
Per questa ragione, i paradigmi bioetici autenticamente antagonisti si riducono essenzialmente a due, quello cattolico della «sacralità della vita» e quello laico della «disponibilità» o «qualità della vita» [Fornero, Bioetica].
Alla luce dei casi Englaro e Bland, esponi la problematica bioetica dell’eutanasia e dell’autoderminazione del fine vita, spiegando la posizione di Protagora sugli dèi e le leggi della polis.
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