Il monumento gioca sul contrasto tra uno e molti. Se l’intento originale era glorificare il “Duca Invitto”, la forza plastica dei soldati di Baroni è così potente da rubare la scena. La differenza di scala, che dovrebbe sottolineare la superiorità del comandante, finisce per enfatizzare visivamente il carico di umanità che sostiene quel piedistallo.
In termini semiotici, il significante(la statua gigante) resta il Duca, ma il significato profondo che lo spettatore moderno coglie è spesso il peso del sacrificio necessario per sostenere quella singola, enorme figura. È l’essenza più profonda e “sovversiva” dell’opera di Eugenio Baroni: mentre la retorica ufficiale del tempo richiedeva eroismo e vigore, Baroni ha inserito nel bronzo una narrazione del trauma che trasforma il monumento in un documento psicologico devastante.
1. Il traumatizzato
Il soldato folle rappresenta l’irruzione del realismo tragico nella statuaria pubblica.
-
Semiotica del volto: In molti dei soldati di Baroni, gli occhi non guardano il nemico né il comandante. Sono orbite cave o sbarrate che guardano l’invisibile. È la rappresentazione plastica dello shell shock(il trauma da bombardamento).
-
Il corpo “disabitato”: La follia qui non è agitata, ma è una sorta di assenza. Quel soldato è fisicamente presente ma psichicamente altrove, a testimoniare che la guerra non uccide solo il corpo, ma svuota l’anima. È il segno della rottura definitiva tra l’individuo e la logica della gloria.
Commenti recenti