13 Maggio, 2026

Claparède

by gabriella
Édouard_Claparède

Édouard Claparède (1832 – 1940)

Ginevrino, dopo essersi laureato in medicina nella città natale, si specializza in neurologia alla Salpetrière di Parigi.

I suoi interessi volgono però presto verso la psicopedagogia e nel 1901 promuove una conferenza alla Société médicale di Ginevra su la “scuola su misura”, mettendo in evidenza l’importanza dell’insegnamento individualizzato e della valutazione qualitativa delle attitudini del bambino.

Nel 1912, lo scienziato fonda a Ginevra, con Pierre Bovet, l’Istituto Jean-Jacques Rousseau, destinato a divenire il centro di coordinamento mondiale delle ricerche di psicologia evolutiva e delle esperienze educative attivistiche.

read more »

13 Maggio, 2026

La filosofia dell’educazione di Jacques Maritain

by gabriella

 

Eugène Dévaud (1876 - 1942)

Eugène Dévaud (1876 – 1942)

L’influente dottrina del personalismo e l’antimodernismo del cattolicesimo fine ottocentesco.

Indice

1. La reazione cattolica all’attivismo pedagogico
2. Il personalismo di Jacques Maritain

2.1 Antropologia personalistica e fine dell’educazione [tratto da L’educazione della persona, 1959]
2.2 Simulazione di seconda prova su Maritain

 

1. La reazione cattolica all’attivismo pedagogico

Il mondo cattolico ha guardato con sospetto e distanza alle innovazioni dell’attivismo pedagogico, nella convinzione che la scuola nuova mettesse in discussione l’educazione cristiana.

La principale obiezione mossa dai filosofi cattolici all’attivismo, consiste nel rilievo che l’uomo non è solo natura istintiva e sensibile, ma anche spirituale e razionale e che il suo destino non è solo di ordine sociale, ma anche personale e religioso.

Per questo, secondo lo svizzero Eugène Dévaud, la vera scuola attiva è quella che considera tutto l’uomo, inclusi gli aspetti spirituali e religiosi, ed è perciò quella ispirata all’umanesimo cristiano, il solo in grado di indicare il senso all’esperienza umana.

read more »

12 Maggio, 2026

Giovanni Gentile

by gabriella
Giovanni Gentile (1875 - 1944)

Giovanni Gentile (1875 – 1944)

Filosofo neoidealista, politico fascista e autore della riforma della scuola che porta il suo nome, Gentile è stato interprete dell’hegelismo di destra e, come tale, ha concepito l’educazione come autoformazione nell’unità spirituale fra maestro e allievo.

Il pdf per la stampa è in coda al testo.

Indice

1. Il platonismo e la concezione pedagogica gentiliana
2. L’antropologia gentiliana
3. La Riforma della scuola del 1923
4. La scuola fascista

 

1. Il platonismo e la concezione pedagogica gentiliana

Platone (428/7 – 348/7)

Nella visione platonica che caratterizza il suo pensiero pedagogico, il processo educativo si risolve nel «farsi» dello spirito, nella dialettica filosofica e nell’elevazione spirituale frutto dello scambio tra maestro e allievo, nel quale entrambi si accostano alla verità.

L’insegnamento è, per Gentile, «teoria in atto», fuoco creatore e diveniente dello spirito, di cui non si possono fissare le fasi o prescrivere il metodo. Il metodo infatti non è altro che il maestro stesso – «il metodo è il maestro» – il quale non deve affidarsi a una specifica didattica, ma alle proprie risorse interiori:

«non è questa mia una scienza come le altre, essa non si può in alcun modo comunicare, ma come fiamma s’accende da fuoco che balza: nasce d’improvviso nell’anima dopo un lungo periodo di discussioni sull’argomento e una vita vissuta in comune, e poi si nutre di se medesima». [Platone, Lettera VII];

Si tratta di una concezione recentemente riecheggiata nell’invito di Massimo Recalcati a far vivere l’insegnamento nell’elemento erotico e, in generale – che ne siano consapevoli o meno – negli approcci critici verso le innovazioni didattiche percepite come un inutile “modernismo”.

Massimo Recalcati, Non fate gli psicologi, insegnate!

read more »

11 Maggio, 2026

La paideia filosofica, Platone

by gabriella
Platone

Platone (427 – 347 a. C.)

In questo testo, cerchiamo di studiare il pensiero educativo platonico, senza affrontare la sua gnoseologia. Questo ci permette di non spezzare il filo della riflessione sull’evoluzione del concetto di areté e di apprezzare i significativi cambiamenti che intervengono nella paideia filosofica.

La lezione fa parte del programma di pedagogia antica, le cui videolezioni sono disponibili qui.

 

Indice

1. L’educazione è insegnare a pensare (videolezione 8)

1.1 La critica alla scrittura e all’insegnamento trasmissivo [Fedro]
1.2 Educare l’anima a riconoscere la verità [Menone e Simposio]

 

2. L’areté è senza padrone (videolezione 9)

2.1 La natura umana nel mito della biga alata [Fedro]
2.2 La libertà nel mito di Er [La Repubblica, X]

 

3. L’educazione nella città giusta (videolezione 10)

3.1 Schiavitù e liberazione: l’allegoria della caverna [La Repubblica, VII]
3.2 Politica ed educazione: libertà ed eguaglianza nella kallipolis

 

Il pensiero educativo di Platone si sviluppa in continuità con quello di Socrate di cui porta a termine la battaglia anti-sofista.

I suoi temi sono, infatti, come quelli del maestro e degli stessi sofisti, la ricerca di cosa sia la virtù (la perfezione dello spirito) o aretè e il problema di come e se sia possibile insegnarla

Lo sfondo su cui Platone costruisce le risposte a queste domande non è però uno scenario qualsiasi, ma quello disegnato dal più grande filosofo della tradizione occidentale. Ecco perché, discutendo della virtù, Platone ci mostra via via cosa significa apprendere e cosa insegnare, cosa vuol dire essere intelligenti, essere liberi ed essere giusti.

read more »

5 Maggio, 2026

Eugenio Baroni, Il Duca D’Aosta

by gabriella

Eugenio Baroni, Al Duca d'AostaIl monumento a Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, situato a Torino in Piazza Castello e realizzato da Eugenio Baroni tra il 1933 e il 1935 (completato da Publio Morbiducci nel 1937), è un esempio di come l’architettura celebrativa possa generare interpretazioni divergenti.

Si propone l’analisi semiotica del complesso a una classe quinta che sta completando un percorso di riflessione sulla guerra nel contesto di un progetto annuale di Educazione civica.

 

1. Il Duca: L’Icona Gerarchica

La figura centrale del “Duca Invitto” (comandante della Terza Armata nella Grande Guerra) domina l’intero complesso non solo per altezza (circa 5 metri), ma per la sua staticità monolitica.

  • Proporzione gerarchica: L’uso della scala “fuori misura” non è un errore estetico, ma un marcatore di gerarchia. La grandezza fisica denota la grandezza morale e il rango. Elevandolo sopra gli altri, l’artista lo sottrae alla dimensione umana per inserirlo in quella del mito.

  • La postura: Il Duca non combatte, egli “è”. La sua figura è racchiusa in un mantello che ne annulla i tratti anatomici per trasformarlo in una colonna. È il perno immobile attorno a cui ruota la massa dei soldati.

  • Lo Sguardo: Rivolto all’orizzonte, ignora la sofferenza ai suoi piedi. Questo distacco segna la distanza tra il comando strategico e l’esecuzione materiale.

 

2. I Soldati: Il pathos del collettivo

Attorno al basamento si muovono le figure dei soldati, rappresentanti i vari corpi della Terza Armata (Fanti, Alpini, Artiglieri).

  • Realismo vs Astrazione: Mentre il Duca è idealizzato, i soldati sono rappresentati con un realismo drammatico tipico del gusto di Baroni. I corpi sono tesi, i volti segnati, i gesti pesanti.

  • Le vittime: La collocazione dei soldati in basso, quasi schiacciati dal peso del basamento su cui poggia il Duca, crea una tensione tra la celebrazione del comando e il sacrificio della massa.

  • Il movimento: A differenza della centralità statica del Duca, i soldati sono rappresentati in azione o in uno stato di attesa logorante. Essi incarnano il tempo cronologico del conflitto (la fatica), mentre il Duca incarna il tempo storico (la vittoria).

 

3. Il Complesso monumentale: l’altare sacrificale

L’intera struttura funziona come un altare sacrificale.

  • Il materiale: La pietra massiccia e le forme squadrate del basamento richiamano le fortificazioni e le trincee del Carso.

  • La circolarità: Il monumento obbliga lo spettatore a girarvi attorno. Questo movimento “orbitale” costringe a confrontarsi costantemente con la moltitudine dei soldati prima di poter sollevare lo sguardo verso l’unica figura centrale.

  • L’incisione: I nomi delle battaglie e i bollettini di guerra incisi agiscono come “ancore” testuali che fissano il significato visivo in una cornice storica precisa, impedendo alla statua di diventare una generica allegoria della guerra.

Il monumento gioca sul contrasto tra uno e molti. Se l’intento originale era glorificare il “Duca Invitto”, la forza plastica dei soldati di Baroni è così potente da rubare la scena. La differenza di scala, che dovrebbe sottolineare la superiorità del comandante, finisce per enfatizzare visivamente il carico di umanità che sostiene quel piedistallo.

In termini semiotici, il significante(la statua gigante) resta il Duca, ma il significato profondo che lo spettatore moderno coglie è spesso il peso del sacrificio necessario per sostenere quella singola, enorme figura. È l’essenza più profonda e “sovversiva” dell’opera di Eugenio Baroni: mentre la retorica ufficiale del tempo richiedeva eroismo e vigore, Baroni ha inserito nel bronzo una narrazione del trauma che trasforma il monumento in un documento psicologico devastante.

1. Il traumatizzato

Il soldato folle rappresenta l’irruzione del realismo tragico nella statuaria pubblica.

  • Semiotica del volto: In molti dei soldati di Baroni, gli occhi non guardano il nemico né il comandante. Sono orbite cave o sbarrate che guardano l’invisibile. È la rappresentazione plastica dello shell shock(il trauma da bombardamento).

  • Il corpo “disabitato”: La follia qui non è agitata, ma è una sorta di assenza. Quel soldato è fisicamente presente ma psichicamente altrove, a testimoniare che la guerra non uccide solo il corpo, ma svuota l’anima. È il segno della rottura definitiva tra l’individuo e la logica della gloria.

 

2. Il falso adulto: l’uniforme come sudario

Un adulto emaciato in una divisa troppo grande, tocca il tema dei Ragazzi del ’99, le giovanissime reclute mandate al fronte negli ultimi anni della guerra.

  • Contrasto materico: La pesantezza del cappotto e dell’elmetto (segni della guerra e dell’istituzione) contrasta violentemente con l’esilità del collo e della testa. Semioticamente, la divisa non “veste” il soldato, ma lo inghiotte.

  • La giovinezza negata: Questa sproporzione è il segno visivo di una maturità imposta e non raggiunta. Il ragazzo non è diventato uomo, passando dall’infanzia alla condizione di “veterano morente” senza transizione. La divisa smisurata diventa una sorta di sarcofago di metallo che schiaccia una carne ancora giovanile.

 

 

3. La “Pietas” di Baroni

Baroni, che la guerra l’aveva vissuta in prima linea (fu decorato al valore), scelse di non mentire.

  • La base come trincea: Il modo in cui i soldati sono ammassati, non mostra una parata, ma un groviglio umano che sembra emergere dal fango del Carso.

  • Il paradosso del Duca: Più il Duca appare marmoreo, levigato e “perfetto” lassù in alto, più la fragilità, la magrezza e la follia dei soldati in basso appaiono vere. È come se lo scultore avesse usato il Duca come “esca” per ottenere il permesso di scolpire la verità del dolore umano alla base.

In questa lettura, il monumento smette di essere un’esaltazione del comando e diventa un’elegia del sacrificio. La grandezza del Duca finisce per apparire quasi spettrale, un’ombra monumentale sostenuta dal peso reale di quei ragazzi “smisurati” nel loro dolore.

30 Aprile, 2026

Maria Montessori

by gabriella
Maria-Montessori-con-un-bambino

Maria Montessori (1870 – 1952)

Il profilo di una donna di scienza in un mondo maschile e di una grande innovatrice della pedagogia novecentesca.

Indice

1. Una donna tra gli uomini
2. Dalla psicologia misuratrice alla pedagogia
3. Una scuola nuova come condizione della pedagogia scientifica
4. La concezione educativa

4.1 Il nuovo profilo psicologico dell’infanzia liberata
4.2 Il bambino «spezzato» e il processo di normalizzazione
4.3 Lo sviluppo fisico e psicologico dell’«embrione spirituale»

                     4.3.1  Dalla mente assorbente alla mente cosciente

5. Il metodo

5.1 La «casa»
5.2 Il materiale didattico
5.3 La maestra «umile»

 

1. Una donna tra gli uomini

La biografia di Maria Montessori è quella di una precorritrice delle scelte di emancipazione e affermazione femminile.

Nata a Chiaravalle (AN) nel 1870 coltiva interessi scientifici e si iscrive, con un certo scalpore, alla Facoltà di Medicina dell’Università di Roma, dove si laurea nel 1896, divenendo la prima e unica italiana ad esercitare la professione medica. L’anno dopo diviene assistente alla Clinica psichiatrica della stessa università.

Sempre nel 1896 rappresenta l’Italia al Congresso del movimento femminista, che si tiene a Berlino, intervenendo sul tema dei diritti politici e sociali delle donne.

L’anno successivo prende parte al Congresso nazionale di medicina, che si tiene a Torino, approfittandone per richiamare l’attenzione sull’assistenza dovuta ai bambini anormali.

Nel 1898 partecipa al primo Congresso pedagogico italiano, dove espone i risultati del suo lavoro presso la Clinica psichiatrica romana. La sua tesi, sostenuta con forza e confortata dai dati sperimentali del suo lavoro, è che il soggetto anormale richiede un intervento che sia prevalentemente educativo e non medico, tale da perseguire come scopo non solo la «cura» e l’«assistenza», ma la modificazione complessiva della sua personalità.

read more »

30 Aprile, 2026

John Dewey, Il mio credo pedagogico. Testo commentato

by gabriella

Pubblicato a New York nel 1897 [la traduzione italiana esce nel 1913], Il mio credo pedagogico espone, nella forma di un atto di fede i principi dell’“educazione progressiva”, sperimentata dall’anno precedente nella scuola-laboratorio che Dewey aveva fondato presso l’Università di Chicago.

Nei cinque articoli di cui è composto il testo, l’autore illustra le tesi fondamentali di questo nuovo indirizzo dell’educazione moderna che saranno, da questo momento, il manifesto del movimento della scuola attiva.

Il testo è tratto da John Dewey, Il mio credo pedagogico. Antologia di scritti sull’educazione [a cura di Lamberto Borghi], Firenze, La Nuova Italia, 1952, pp. 3-31], il commento è mio.

 

Articolo I. Cos’è l’educazione

ogni educazione deriva dalla partecipazione dell’individuo alla coscienza sociale della specie. Questo processo inizia inconsapevolmente quasi dalla nascita e plasma continuamente le facoltà dell’individuo [..] mediante questa educazione inconsapevole, l’individuo giunge a condividere le risorse intellettuali e morali che l’umanità è riuscita ad accumulare.

  • L’educazione è il processo di conquista da parte dei giovani delle capacità e delle conoscenze degli adulti dei quali ripropone le sfide: è una socializzazione e uno sviluppo di facoltà
  • Con l’educazione il giovane partecipa della vita della sua comunità e vi si inserisce in modo attivo

read more »

25 Aprile, 2026

La Resistenza italiana

by gabriella

Ezio Giaccone, 26 anni, ucciso dai fascisti a Bologna nella battaglia dell’Università il 20 ottobre 1944

La guerra di liberazione italiana dal fascismo e dall’occupante nazista nasce dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e si conclude con le giornate dal 19 al 25 aprile 1945 nelle quali i partigiani proclamano l’insurrezione generale, liberando città, occupando fabbriche, prefetture, caserme, spesso entrando prima degli “alleati” nelle città presidiate da fascisti e tedeschi.

È stato un vasto fenomeno di ribellione popolare che ha unito persone di diversa estrazione sociale, ruolo, orientamento politico.

Resistettero reparti del regio esercito – dalla Divisione Aqui a Cefalonia ai 650.000 militari (IMI) che, fatti prigionieri dai tedeschi, preferirono la deportazione nei campi di sterminio all’adesione al fascismo e alla collaborazione con la Repubblica di Salò (morirono in 400.000) – disertarono e presero la via della montagna o difesero armati le cittàattaccando reparti tedeschi o carceri e questure fasciste – studenti, operai, maestri.

Morirono in cinquantamila, 81 anni fa.

Indice

1. Storia della Resistenza

1.1 La fame, la guerra, la fabbrica. Cultura popolare e antifascismo nel 1943
1.2 Gli eventi dal 19 al 30 aprile 1945

 

2. I partigiani

2.1 Storie e testimonianze dei partigiani di montagna
2.2 Le lettere dei condannati a morte della Resistenza

2.2.1 Ultima lettera di Luigi Rasario, da “Tra un’ora la nostra sorte”

2.3 Mirka e le altre
2.4 Zerocalcare, A Giovanni Prono, partigiano
2.5 I GAP e Via Rasella 
2.6 Italo Calvino, Oltre il ponte
2.7 IMI, la storia dei militari italiani internati nei lager nazisti
2.8 L’internamento degli ex-partigiani negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari

 

3. I caduti della Resistenza

3.1 Il massacro della Benedicta

 

4. Le stragi, la deportazione, i lager

4.1 I quindici di Piazzale Loreto
4.2 La Risiera di San Sabba. Lettera di Pino Robusti alla fidanzata
4.3 Le stragi nazifasciste

4.3.1 Umbria: 479 vittime in 181 stragi

4.4 I fascisti perugini nel 44

 

5. La liberazione

5.1 Adriano Prosperi, La mia liberazione
5.2 La differenza tra libertà e liberazione

t

1. Storia della Resistenza

1.1 La fame, la guerra, la fabbrica. Cultura popolare e antifascismo nel 1943

Quando l’ingiustizia diventa legge,
la resistenza diventa dovere.

Bertold Brech

read more »

13 Aprile, 2026

Dewey

by gabriella
dewey

John Dewey (1859 – 1952)

John Dewey (1859-1952) è il massimo esponente del pragmatismo americano e il pensatore che più d’ogni altro esprime le ragioni profonde, educative e sociopolitiche, dell’attivismo pedagogico del primo Novecento.

«Il futuro è legato al diffondersi dell’atteggiamento scientifico. È questa l’unica garanzia contro uno sviamento su vasta scala per opera della propaganda. Ancor più importante, è l’unico modo per assicurare la possibilità di una pubblica opinione abbastanza intelligente per affrontare i presenti problemi sociali».

J. Dewey, Libertà e cultura

Indice

1. La scuola progressiva
     1.1 Non solo scuola attiva, ma una scuola strumento di progresso sociale
1.2 Scuola attiva e scuola progressiva
1.3 Il lavoro oltre il learning by doing

 

2. I fondamenti teorici

2.1 Unitarietà del reale e strumentalismo logico
2.2 L’esperienza e l’interazione individuo-ambiente
2.3 Esperienza e pensiero
2.4 L’origine del pensiero
2.5 Educazione ed autoeducazione

 

1. La scuola progressiva

Nato a Burlington, nel piccolo Stato del Vermont, Dewey risente in particolare delle influenze del pragmatismo di William James, una filosofia che ha come proprio oggetto di riflessione l’esperienza e il processo di interazione tra l’individuo e l’ambiente.

Dietro di essa si può intravedere l’evoluzionismo di Darwin che, come è noto, ha posto l’interazione individuo-ambiente alla base dei processi di adattamento coi quali l’umanità si è evoluta nel tempo.

read more »

13 Aprile, 2026

Onlife Pass. Patentino digitale

by gabriella

Educazione digitale: l’attività scelta per i moduli di Educazione civica in 2J.

1. Hate Speech, Netiquette

read more »


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: