Discussione sulla diversità, in una seconda liceo. Il valore di una persona dipende da quanto è come noi, o da quanto riesce a dare al mondo rimanendo se stessa?
Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive.
Quelle come me donano l’anima,
perché un’anima da sola è come una goccia d’acqua nel deserto.
Quelle come me tendono la mano e aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio di cadere a loro volta.
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre un passo indietro.
Quelle come me cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano, tentano di insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo.
Le origini, l’universalizzazione e la de-universalizzazione delle misure di assistenza e previdenza sociale in Occidente e il nuovo paradigma del reddito.
L’espressione inglese Welfare State, «Stato del benessere» è stata coniata in Gran Bretagna durante la seconda guerra mondiale, per indicare il complesso di politiche pubbliche (detto anche «stato sociale») messe in atto da uno stato che interviene, in un’economia di mercato, per garantire assistenza e benessere ai cittadini, modificando e regolamentando la distribuzione dei redditi generata dalle forze del mercato.
Gli obiettivi del welfare state sono stati di assicurare un tenore di vita minimo a tutti i cittadini, dare sicurezza a individui e famiglie in presenza di congiunture sfavorevoli egarantire a tutti i cittadini l’accesso ai diritti fondamentali di istruzione e sanità.
I canali della comunicazione, la comunicazione verbale, non verbale, paraverbale, le discrepanze comunicative e gli assiomi di Watzlawick, Beavin e Jackson.
4.1 È impossibile non comunicare 4.2 Metacomunicazione 4.3 Punteggiatura 4.4 Comunichiamo sia con il modulo numerico che con il modulo analogico 4.5 Tutti gli scambi comunicativi sono simmetrici o complementari
La quinta rivoluzione industriale, legata all’avvento dell’intelligenza artificiale generativa dei LLM’s Large Linguistic Models, è stata definita l’era della cooperazione uomo macchina.
Su quali basi avverrà questa cooperazione? E chi, quali soggetti sapranno cogliere queste opportunità? Quali società saranno ridisegnate? Come verranno rimodellate?
Silvano Cacciari, antropologo dell’Università di Firenze, ha appena pubblicato Guerra. Per una nuova antropologia politica.
Il testo esamina in sette capitoli (narrazioni, kill chain e tecnologie della guerra, social media, discorsi politici, fine dell’Università) tutto ciò che oggi produce la guerra, cambiando per sempre le nostre società, trasportandoci in un mondo in cui persino ciò che per secoli è stato il suo contrario, la politica, oggi non ne è l’antidoto ma la continuazione della guerra con altri mezzi.
Di seguito il testo di un’intervista nella quale risponde alle domande un gruppo di lettori del volume appena uscito.
Per l’occasione, ecco una sintesi di domande fatte dai lettori del libro precedente, La finanza è guerra, e di estratti significativi di Guerra.
Ne è uscita un’intervista sugli scenari aperti dal nuovo testo e una di approfondimento dei concetti che rendono pensabile un mondo in cui la politica è diventata la continuazione della guerra ibrida con altri mezzi.
Lezione introduttiva ai problemi del lavoro nella società dell’automazione digitale e dell’intelligenza artificiale. Un focus sui problemi della quarta rivoluzione industriale (Industria 4.0), con affaccio sulla quinta.
Indice
1. Lavoro e competenze nel XXI secolo
2. Intelligenze artificiali e declino del lavoro
2.1 Lo scenario
2.2 Il pianeta dei robot 2.3 The Economist, Bussano all’ufficio proprio accanto al tuo
Di Fabio Chiusi. L’articolo è uscito nel 2016 su Valigia Blu.
È un giorno qualunque, nell’era dei robot, e il lavoratore tipo esce di casa per recarsi in ufficio. Le macchine, per strada, si guidano da sole. Il traffico pure: si dirige da sé. Lo sguardo può dunque alzarsi sopra la testa, dove, come ogni giorno, droni consegnano prodotti e generi alimentari di ogni tipo – oggi, per esempio, il pranzo suggerito dal frigorifero “intelligente”.
Sul giornale – quel che ne resta – gli articoli sono firmati da algoritmi. Giunto alla pagina finanziaria, il nostro si abbandona a un sorriso beffardo: il pezzo, scritto da un robot, parla delle transazioni finanziarie compiute, in automatico, da altri algoritmi.
Entrato in fabbrica, poi, l’ipotetico lavoratore di questo futuro (molto) prossimo si trova ancora circondato dall’automazione; per la produzione, ma anche per l’organizzazione, la manutenzione, perfino l’ideazione del prodotto: a dirci cosa piace ai clienti, del resto, sono ancora algoritmi.
Quel che mi resta, pensa ora senza più sorridere, è coordinare robot, o robot che coordinano altri robot. Finché ne avranno bisogno [ed è questo, infatti, lo scenario di Industria 5.0, la quinta rivoluzione industriale che stiamo vivendo (2025) N.d.R].
Usata nei processi di apprendimento e come strumento scolastico: l’AI è uno scaffolding, una stampella (Vygotskij), o genera impotenza appresa (Seligman)?
1. La “Zona di Sviluppo Prossimale” dell’AI
Invece di parlare di fabbriche, parla di apprendimento.
Concetto classico: Lo scaffolding (l’impalcatura) serve al bambino per fare con aiuto ciò che non sa ancora fare da solo, per poi toglierlo gradualmente.
La sfida dell’AI: L’AI (ChatGPT, ecc.) agisce come uno scaffolding potentissimo (ti fa scrivere una tesi senza saper scrivere).
Il problema:Se l’impalcatura non viene mai tolta, lo studente non internalizza la competenza. Si passa dall’uso dello strumento alla dipendenza dallo strumento.
Domanda alla classe:“Se usate l’AI per riassumere un testo, il vostro cervello sta risparmiando energia per fare pensieri più complessi (positivo), o sta smettendo di allenarsi a comprendere (negativo)?”
2. Lato Psicologico: Il senso di Autoefficacia (Bandura)
Questo tocca la sfera emotiva e motivazionale.
Concetto: L’autostima scolastica e professionale deriva dal vedere il risultato del proprio sforzo (Agency). “L’ho fatto io, sono capace”.
La sfida dell’AI: Se il risultato finale (il bel testo, il bel disegno) è generato dalla macchina in 3 secondi, dov’è la soddisfazione?
Rischio: La sensazione di essere dei “fraudolenti” o l’ansia di non valere nulla senza la macchina. Si rischia di creare una generazione con bassa tolleranza alla frustrazione dell’apprendimento (che è faticoso per definizione).
Sintesi
“La domanda pedagogica è: l’AI sarà la vostra ‘bicicletta per la mente’ (che vi fa andare più veloci, ma pedalate voi) o sarà la vostra ‘sedia a rotelle‘ (che vi porta ovunque, ma i vostri muscoli si atrofizzano)?”
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