L’influente dottrina del personalismo e l’antimodernismo del cattolicesimo fine ottocentesco.
Indice
1. La reazione cattolica all’attivismo pedagogico
2. Il personalismo di Jacques Maritain
2.1 Antropologia personalistica e fine dell’educazione [tratto da L’educazione della persona, 1959]
2.2 Simulazione di seconda prova su Maritain
1. La reazione cattolica all’attivismo pedagogico
Il mondo cattolico ha guardato con sospetto e distanza alle innovazioni dell’attivismo pedagogico, nella convinzione che la scuola nuova mettesse in discussione l’educazione cristiana.
La principale obiezione mossa dai filosofi cattolici all’attivismo, consiste nel rilievo che l’uomo non è solo natura istintiva e sensibile, ma anche spirituale e razionale e che il suo destino non è solo di ordine sociale, ma anche personale e religioso.
Per questo, secondo lo svizzero Eugène Dévaud, la vera scuola attiva è quella che considera tutto l’uomo, inclusi gli aspetti spirituali e religiosi, ed è perciò quella ispirata all’umanesimo cristiano, il solo in grado di indicare il senso all’esperienza umana.





«non è questa mia una scienza come le altre, essa non si può in alcun modo comunicare, ma come fiamma s’accende da fuoco che balza: nasce d’improvviso nell’anima dopo un lungo periodo di discussioni sull’argomento e una vita vissuta in comune, e poi si nutre di se medesima». [Platone, Lettera VII];
Il monumento a Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, situato a Torino in Piazza Castello e realizzato da Eugenio Baroni tra il 1933 e il 1935 (completato da Publio Morbiducci nel 1937), è un esempio di come l’
La figura centrale del “Duca Invitto” (comandante della Terza Armata nella Grande Guerra) domina l’intero complesso non solo per altezza (circa 5 metri), ma per la sua staticità monolitica.
L’intera struttura funziona come un altare sacrificale.
Il monumento gioca sul contrasto tra uno e molti.
Il soldato folle rappresenta l’irruzione del realismo tragico nella statuaria pubblica.
Un adulto emaciato in una divisa troppo grande, tocca il tema dei Ragazzi del ’99, le giovanissime reclute mandate al fronte negli ultimi anni della guerra.

Il testo è tratto da John Dewey, Il mio credo pedagogico. Antologia di scritti sull’educazione [a cura di Lamberto Borghi], Firenze, La Nuova Italia, 1952, pp. 3-31], il commento è mio.

Commenti recenti