Eugenio Baroni, Il Duca D’Aosta

by gabriella

Eugenio Baroni, Al Duca d'AostaIl monumento a Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, situato a Torino in Piazza Castello e realizzato da Eugenio Baroni tra il 1933 e il 1935 (completato da Publio Morbiducci nel 1937), è un esempio di come l’architettura celebrativa possa generare interpretazioni divergenti.

Si propone l’analisi semiotica del complesso a una classe quinta che sta completando un percorso di riflessione sulla guerra nel contesto di un progetto annuale di Educazione civica.

 

1. Il Duca: L’Icona Gerarchica

La figura centrale del “Duca Invitto” (comandante della Terza Armata nella Grande Guerra) domina l’intero complesso non solo per altezza (circa 5 metri), ma per la sua staticità monolitica.

  • Proporzione gerarchica: L’uso della scala “fuori misura” non è un errore estetico, ma un marcatore di gerarchia. La grandezza fisica denota la grandezza morale e il rango. Elevandolo sopra gli altri, l’artista lo sottrae alla dimensione umana per inserirlo in quella del mito.

  • La postura: Il Duca non combatte, egli “è”. La sua figura è racchiusa in un mantello che ne annulla i tratti anatomici per trasformarlo in una colonna. È il perno immobile attorno a cui ruota la massa dei soldati.

  • Lo Sguardo: Rivolto all’orizzonte, ignora la sofferenza ai suoi piedi. Questo distacco segna la distanza tra il comando strategico e l’esecuzione materiale.

 

2. I Soldati: Il pathos del collettivo

Attorno al basamento si muovono le figure dei soldati, rappresentanti i vari corpi della Terza Armata (Fanti, Alpini, Artiglieri).

  • Realismo vs Astrazione: Mentre il Duca è idealizzato, i soldati sono rappresentati con un realismo drammatico tipico del gusto di Baroni. I corpi sono tesi, i volti segnati, i gesti pesanti.

  • Le vittime: La collocazione dei soldati in basso, quasi schiacciati dal peso del basamento su cui poggia il Duca, crea una tensione tra la celebrazione del comando e il sacrificio della massa.

  • Il movimento: A differenza della centralità statica del Duca, i soldati sono rappresentati in azione o in uno stato di attesa logorante. Essi incarnano il tempo cronologico del conflitto (la fatica), mentre il Duca incarna il tempo storico (la vittoria).

 

3. Il Complesso monumentale: l’altare sacrificale

L’intera struttura funziona come un altare sacrificale.

  • Il materiale: La pietra massiccia e le forme squadrate del basamento richiamano le fortificazioni e le trincee del Carso.

  • La circolarità: Il monumento obbliga lo spettatore a girarvi attorno. Questo movimento “orbitale” costringe a confrontarsi costantemente con la moltitudine dei soldati prima di poter sollevare lo sguardo verso l’unica figura centrale.

  • L’incisione: I nomi delle battaglie e i bollettini di guerra incisi agiscono come “ancore” testuali che fissano il significato visivo in una cornice storica precisa, impedendo alla statua di diventare una generica allegoria della guerra.

Il monumento gioca sul contrasto tra uno e molti. Se l’intento originale era glorificare il “Duca Invitto”, la forza plastica dei soldati di Baroni è così potente da rubare la scena. La differenza di scala, che dovrebbe sottolineare la superiorità del comandante, finisce per enfatizzare visivamente il carico di umanità che sostiene quel piedistallo.

In termini semiotici, il significante(la statua gigante) resta il Duca, ma il significato profondo che lo spettatore moderno coglie è spesso il peso del sacrificio necessario per sostenere quella singola, enorme figura. È l’essenza più profonda e “sovversiva” dell’opera di Eugenio Baroni: mentre la retorica ufficiale del tempo richiedeva eroismo e vigore, Baroni ha inserito nel bronzo una narrazione del trauma che trasforma il monumento in un documento psicologico devastante.

1. Il traumatizzato

Il soldato folle rappresenta l’irruzione del realismo tragico nella statuaria pubblica.

  • Semiotica del volto: In molti dei soldati di Baroni, gli occhi non guardano il nemico né il comandante. Sono orbite cave o sbarrate che guardano l’invisibile. È la rappresentazione plastica dello shell shock(il trauma da bombardamento).

  • Il corpo “disabitato”: La follia qui non è agitata, ma è una sorta di assenza. Quel soldato è fisicamente presente ma psichicamente altrove, a testimoniare che la guerra non uccide solo il corpo, ma svuota l’anima. È il segno della rottura definitiva tra l’individuo e la logica della gloria.

 

2. Il falso adulto: l’uniforme come sudario

Un adulto emaciato in una divisa troppo grande, tocca il tema dei Ragazzi del ’99, le giovanissime reclute mandate al fronte negli ultimi anni della guerra.

  • Contrasto materico: La pesantezza del cappotto e dell’elmetto (segni della guerra e dell’istituzione) contrasta violentemente con l’esilità del collo e della testa. Semioticamente, la divisa non “veste” il soldato, ma lo inghiotte.

  • La giovinezza negata: Questa sproporzione è il segno visivo di una maturità imposta e non raggiunta. Il ragazzo non è diventato uomo, passando dall’infanzia alla condizione di “veterano morente” senza transizione. La divisa smisurata diventa una sorta di sarcofago di metallo che schiaccia una carne ancora giovanile.

 

 

3. La “Pietas” di Baroni

Baroni, che la guerra l’aveva vissuta in prima linea (fu decorato al valore), scelse di non mentire.

  • La base come trincea: Il modo in cui i soldati sono ammassati, non mostra una parata, ma un groviglio umano che sembra emergere dal fango del Carso.

  • Il paradosso del Duca: Più il Duca appare marmoreo, levigato e “perfetto” lassù in alto, più la fragilità, la magrezza e la follia dei soldati in basso appaiono vere. È come se lo scultore avesse usato il Duca come “esca” per ottenere il permesso di scolpire la verità del dolore umano alla base.

In questa lettura, il monumento smette di essere un’esaltazione del comando e diventa un’elegia del sacrificio. La grandezza del Duca finisce per apparire quasi spettrale, un’ombra monumentale sostenuta dal peso reale di quei ragazzi “smisurati” nel loro dolore.

Print Friendly, PDF & Email


Comments are closed.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: