Archive for Luglio, 2025

31 Luglio, 2025

Mario Candotto. 69610 a Dachau

by gabriella

Ci sono uomini che raccontano la storia e ce ne sono altri che la incarnano, la portano sulla pelle, nella voce e nella fame mai finita. Mario Candotto era uno di questi. È morto ieri a 99 anni, nella sua casa di Ronchi dei Legionari. Il giorno prima aveva amcora parlato con un gruppo di studenti. Di solito diceva:

Quello che vi racconto è la pura verità, ma se non l’avessi vissuta, non ci crederei.

Candotto non è stato solo un partigiano, un deportato, un testimone. È stato un uomo allegro. Lo ha ricordato così anche Gad Lerner che raccolse la sua voce per Noi, partigiani. Una definizione che, accostata a Dachau, suona come un ossimoro. E invece è tutto lì, il cuore del suo messaggio: si può sopravvivere e si può farlo anche senza cedere all’odio.

Nato il 2 giugno 1926 a Porpetto, nella Bassa friulana, Mario era creciuto in una famiglia semplice, di forte spirito laico. Il padre era sacrestano, ma fu espulso dalla comunità dopo che uno dei suoi figli rifiutò il seminario. A quattordi anni Mario lavorava a Monfalcone nei cantieri navali, un luogo che lui stesso definì «fucina di antifascismo». Attorno, le tensioni della guerra si facevano sentire nei corpi e nelle fabbriche: cibo razionato, ordini gridati, camicie nere dappertutto.

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30 Luglio, 2025

L’era dei genitori FAFO (Fucking Around and Find Out)

by gabriella

Una sintetica ricognizione del dibattito pedagogico intorno al metodo FAFO: fai come ti pare ma te ne assumerai la responsabilità, lanciato su Tik Tok da una influencer e ripreso perfino da Musk e Trump.

Intervistato a margine dell’ilustrazione del problema al pubblico italiano, Daniele Novara ha tagliato abbastanza corto, rinunciando a spiegare quali sono i caposaldi di una pedagogia libertaria autentica: Montessori, ma anche Rousseau al quale si è ispirata e del quale non ha ripreso l’intero quadro filosofico politico di riferimento.

Da discutere in classe (mobilitando tutti i riferimenti).

L’articolo è uscito su Repubblica del 30 luglio 2025 con un’intervista al pedagogista Daniele Novara.

Mamme e papà di pargoli capricciosi, indietro tutta.

Gli approcci educativi che hanno dominato la cultura del “parenting” negli ultimi decenni non pagano. Fallito l’approccio “gentile”: dove ci si sforza di essere sempre comprensivi, dando ampie spiegazioni ai piccoli. Così come quello iperprotettivo dei “genitori elicottero” ossessionati dal controllare le vite dei figli per evitare il fallimento. O degli “spazzaneve” impegnati a eliminare gli ostacoli dai percorsi dei loro rampolli. Lo sforzo di mantenere la calma anche davanti alle bizze più esasperanti, così come quello di crescere personcine che non abbiano bisogno di uno psicanalista cui confidare traumi infantili, ormai lo dicono le statistiche, ha trasformato i ragazzi della Generazione Z in adulti fragili. Più incapaci di gestire relazioni amorose e di lavoro perché non hanno mai ricevuto dei no. E particolarmente inclini a soffrire di ansia e depressione: abituati come sono ad avere qualcun altro sempre pronto a risolvere i loro problemi.

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30 Luglio, 2025

Minorenni e sexting. Un fenomeno rischioso

by gabriella

L’articolo è uscito su Domani del 30 luglio 2025.

In un mondo dove la quasi totalità dei minori ha uno smartphone o l’accesso a internet, comprendere i fattori di rischio che possono portare allo sviluppo di comportamenti deviati o violenti contro le donne è un dovere personale e civile di ogni adulto. Tra questi, c’è un fenomeno molto diffuso tra i minori, oltre a quello della fruizione del porno.

Questo fenomenoè il sexting: l’invio o lo scambio di messaggi, foto o video sessualmente espliciti tramite smartphone o internet. Non possiamo né dobbiamo patologizzare la naturale curiosità verso il corpo dell’altro, che prende il via anche prima della pubertà. Allo stesso tempo, dobbiamo conoscere i dati della letteratura scientifica sulle conseguenze che il sexting può determinare per il benessere emotivo e le future capacità relazionali dei nostri ragazzi.

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29 Luglio, 2025

Veena Dubal, Nell’èra degli algoritmi il lavoro è diventato un gioco d’azzardo

by gabriella

La professoressa Veena Dubal dell’Università della California studia l’impatto delle tecnologie sui diritti dei lavoratori. Al centro delle sue riflessioni c’è quella che definisce «discriminazione salariale algoritmica». L’intervista è uscita su Domani del 29 luglio 2025.

«Qualche mese fa, un rapporto della polizia di San Francisco segnalava un incidente tra una bici elettrica è una Zoox, le auto-taxi a guida autonoma di Amazon. Chiamiamo questa persona – Raja – un nome che include le centinaia di lavoratori con cui ho parlato negli ultimi quindici anni, mentre studiavo il lavoro on-demand.
Secondo i testimoni, Raja si è alzato, ha raccolto le sue cose ed è fuggito. Ha rifiutato aiuto e non si è fermato ad aspettare la polizia. La zona commerciale un tempo vivace lungo Market Street a San Francisco è in gran parte vuota ma serve come luogo di ritrovo delle centinaia di lavoratori come Raja in attesa di lavoro – soprattutto immigrati irregolari dal Nepal. Invece di aspettare che un capocantiere passi a prenderli, guardano ossessivamente i loro smartphone nella speranza che un sistema di apprendimento automatico li trovi.
Aspirano a guadagnare 10-12 dollari all’ora, circa la metà del salario minimo di San Francisco. Molti di loro noleggiano le bici, assumendosi anche il rischio finanziario in caso di incidente.
Il robotaxi era passato davanti a Raja e ai suoi colleghi diverse volte al giorno nei mesi precedenti. Lo guardavano come una meraviglia tecnologica e come una macchina per sostituire il lavoro. Ma quello è anche un dispositivo di sorveglianza che registra i movimenti di chiunque nelle vicinanze. Con i suoi sensori in funzione, il robotaxi molto probabilmente aveva registrato Raja, che forse dal letto di convalescenza si chiedeva se il dipartimento di polizia avrebbe usato quei dati per localizzarlo e denunciarlo alle autorità per l’immigrazione.
Nello stesso momento, dall’altra parte della città, il cliente che aveva ordinato il cibo rovesciato nell’incidente si era stancato di aspettare. Aveva effettuato nuovamente l’accesso alla sua app, presentato un reclamo tramite un chatbot e ne aveva effettuato uno nuovo. Il reclamo avrebbe attivato un processo decisionale automatizzato, con conseguente sospensione temporanea o permanente della possibilità di Raja di lavorare come rider».

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27 Luglio, 2025

Santino Gaudio, Se il porno forma la mente dei minori

by gabriella

L’articolo è uscito su Domani del 7 maggio.

Il fenomeno dei femminicidi, o più in generale della violenza di genere, è transnazionale e transculturale. Tuttavia, la letteratura scientifica può aiutarci a comprenderne le radici.

Esso poggia su due elementi principali: “oggettivizzazione” delle donne (la donna non più persona, ma oggetto da possedere e usare) e alterata percezione del consenso femminile (l’incapacità di alcuni uomini di riconoscere ed accettare un rifiuto).

I fattori che strutturano e sedimentano tali comportamenti sono diversi e, in molti casi, sono sottovalutati. Partiamo da un fattore di rischio che è sotto i nostri occhi da alcuni anni ed al quale ci siamo forse colpevolmente abituati: l’accesso al porno da parte dei minori (a partire anche dagli otto-nove anni).

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23 Luglio, 2025

L’educazione sentimentale, ovvero come si diventa un essere umano, secondo Gino Cecchettin

by gabriella

Gino CecchettinGino Cecchettin inizia con la sua Fondazione quel corso di Educazione sentimentale che per ora le scuole non terranno, ma che un corso di Scienze umane contiene già strutturalmente.

Il cambiamento, sostiene Gino Cecchettin, deve partire anche dal linguaggio.

Il patriarcato è una parola che dà fastidio ma parliamo di un problema sociale che è ancora vivo nel tessuto, nei comportamenti, ma che non si vede sia perché ci siamo abituati o sia perché viene visto come qualcosa di arcaico“.

Di qui la proposta:
Mi piacerebbe vedere un blog in cui sono raccolte le espressioni di sessismo, di maschilismo, di patriarcato, così quando qualcuno chiede cos’è si hanno evidenze“.

Ha poi raccontato il modo in cui ha scelto di affrontare il dolore.

L’odio sapevo che avrebbe fatto più male a me che ad altri. E in un momento in cui non potevo soffrire più di quanto facevo, ho cercato in tutti i modi di esulare da questi sentimenti“.

Ho voluto assomigliare a lei – ha detto della figlia – cercare di essere un po’ più altruista“.

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