26 Marzo, 2018

Dialogo sull’antispecismo

by gabriella

Traggo da Asinus Novus il video della conferenza Antispecismi in discussione tenuta presso la Facoltà di Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma e il Dialogo tra un antispecista politico e un antispecista debole di Marco Maurizi e Leonardo Caffo.

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Antispecismo debole

Marco: Caro Leonardo, potresti spiegare in poche parole ai lettori quali sono le caratteristiche essenziali della tua proposta teorica? Cosa intendi per “antispecismo debole”?

Leonardo: Caro Marco qualche tempo fa, diciamo dopo la pubblicazione e lettura del tuo Al di là della Natura (Novalogos, 2011), mi è capitato di ragionare attentamente sull’antispecismo politico di cui tu sei, a mio avviso, il teorico più preciso (non solo in Italia). Non è una ruffianata di contesto, ma una constatazione legata ad un mio personale problema: mentre esistono formulazioni abbastanza precise delle teorie antispeciste, sole per dirne alcune, “utilitariste” (penso a Singer) o “giusnaturaliste” (penso a Regan), mancano invece descrizioni abbastanza meticolose del concetto di antispecismo politico (penso a Nibert, che può esserne considerato il padre ispiratore). Ora, so che il paragone regge fino a un certo punto: “antispecismo politico” è la denotazione di un approccio teorico, più che di una teoria in quanto tale; potremmo dire che è al suo interno che mancano definizioni delle diverse teorie che esprime, come ad esempio l’antispecismo marxista, quello anarchico, quello ecofemminista, ecc. Ma non sono del tutto d’accordo.

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26 Marzo, 2018

Marco Lorenzi, Senzienza, antispecismo e aborto

by gabriella

embrioniTraggo da Asinus novus l’intervento di Marco Lorenzi nel dibattito bioetico sull’acquisizione dei diritti soggettivi da parte dei viventi.

Amavo tutti gli animali a sangue caldo, che hanno un’anima come la nostra e con i quali – così pensavo – ci comprendiamo d’istinto, perché essi sono così vicini a noi e partecipano della nostra ignoranza. Siamo accomuinati ad essi da gioia e dolore, amore e odio, fame e sete, paura e fiducia – da tutti gli aspetti essenziali dell’esistenza, ad eccezione della parola, di un’acuta coscienza, della scienza.

Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni 

Il dibattito etico sui diritti degli animali e sull’aborto condividono una strana sorte, quella di essere da sempre funestati dallo stesso problema e di aver bisogno dello stesso approccio razionale per giungere ad una soluzione condivisa. Il problema che accomuna i dibattiti è la palese inadeguatezza delle argomentazioni addotte dalle parti che si contrappongono nel dibattito pubblico, incapaci di andare al di là di slogan strillati tanto più forte quanto meno sono ragionati.

Gli antiabortisti sostengono che l’aborto equivale ad un omicidio dato che la persona umana è “sacra” fin dal concepimento. Dal mero incontro tra uno spermatozoo e un ovocita umano si avrebbe la creazione di una “persona” che in quanto umana è “sacra” e dunque da difendere a qualunque costo. In una prospettiva antiabortista cristiana l’immoralità dell’aborto è dunque assoluta, implicita nella stessa idea che si possa sopprimere una vita umana a qualunque stadio, per qualunque motivo. Seguono le solite accuse di omicidio per le donne che abortiscono e per i medici che praticano interruzioni di gravidanza oltre che di eugenetica nazista in caso di aborto di feti portatori di patologie congenite.

Nel dibatto pubblico i fautori della liceità dell’aborto spesso rispondono a queste accuse con argomentazioni francamente deboli, non decisive e che comunque non affrontano alla questione etica di fondo sollevata dagli abortisti. Argomentare infatti che l’aborto legale è il minore dei mali perché si minimizzano i rischi per la salute delle donne o che queste ultime hanno il diritto di gestire liberamente il loro corpo e dunque anche la gravidanza e la sua interruzione, è pienamente legittimo solo dopo aver argomentato persuasivamente che lo status morale dell’embrione e del feto è fondamentalmente diverso da quello del neonato o dell’adulto.

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26 Marzo, 2018

Gianfranco Marini, Ricomincio da Bloom

by gabriella

Una ricognizione e una guida complete alla tassonomia di Bloom, dalla nascita nel 1956 alle trasformazioni più recenti che ne sviluppano la visione includendo le tecnologie digitali. Un fondamentale strumento di progettazione per i docenti.

Samuel Benjamin Bloom

Benjamin Bloom (1913 – 1999)

1. La Tassonomia di Bloom
Siamo nel 1956 quando viene pubblicato il primo volume della Tassonomia degli obiettivi educativi di Benjamin Samuel Bloom: Taxonomy of Educational Objectives che comprende anche un volume in cui vengono definiti gli obiettivi cognitivi: Handbook I: Cognitive. Si tratta dei risultati di una lunga e complessa indagine empirica condotta da Bloom e altri pedagogisti sull’operato di esaminatori e valutatori. L’opera di S. B. Bloom, B. S.; Engelhart, M. D.; Furst, E. J.; Hill, W. H.; Krathwohl, D. R. fu preceduta da una serie di conferenze tenutesi a Boston tra il 1945 e il 1953 e organizzate dall’Associazione Americana di Psicologia.

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26 Marzo, 2018

La tassonomia di Bloom alla prova delle tecnologie digitali

by gabriella

La tassonomia di Bloom è uno strumento di formalizzazione delle fasi di acquisizione di abilità e competenze nel processo educativo. Prende il nome da Benjamin Bloom, presidente del comitato di educatori che sviluppò la tassonomia e pubblicò il primo volume di Tassonomia degli obiettivi educativi: La classificazione degli scopi dell’educazione (1956).

I settori della tassonomia di Bloom fanno riferimento ai vari obiettivi che gli educatori dovrebbero definire per i loro studenti. Lo strumento divide gli obiettivi in tre domini: cognitivo, affettivo e psicomotore (a volte semplificati rispettivamente in ‘conoscere/testa’, ‘sentire/cuore’ e ‘fare/mani’). All’interno dei domini il passaggio al livello successivo è pregiudicato dall’acquisizione delle conoscenze a abilità che precedono. Uno degli obiettivi della tassonomia di Bloom è quello di motivare gli educatori a concentrarsi su tutti e tre i dominî, creando un approccio educativo più olistico.
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Tassonomia di Bloom aggiornatataxonomy-verbs infographic

25 Marzo, 2018

Il discorso di Diotima

by gabriella

desiderio

Il sesto a prendere al parola nel Simposio [202 d 8 – 204 c 6] è Socrate che riferisce il discorso di Diotima di Mantinea: l’amore è qualcosa di mezzo tra umano e divino, figlio di mancanza ed espediente, dalla natura desiderante.

Ma cosa sarebbe allora, esclamai, questo Amore? Un mortale?” “Niente affatto” “Ma allora cos’altro è?” “Come nel caso di prima, qualcosa di mezzo fra mortale e immortale.” “Che è dunque, o Diotima?” “Un demone grande, o Socrate. E difatti ogni essere demonico sta in mezzo fra il dio e il mortale. […] Gli dèi non si mischiano con l’uomo, ma per mezzo di Amore è loro possibile ogni comunione e colloquio con gli uomini, in veglia o in sonno. E chi è dotto di queste arti, è un uomo demonico, ma chi è conoscitore di altre tecniche o mestieri non è che un generico. Ora, questi demoni sono molti e vari: uno di questi è anche Amore”.

Eros figlio di Poros e Penìa

Eros figlio di Poros e Penìa

“E suo padre e sua madre, domandai, chi sono?”. “È cosa un po’ lunga da raccontare, rispose, ma a te la dirò. Quando nacque Afrodite gli dèi tennero un banchetto, e fu invitato fra gli altri anche Poro (Espediente) figlio di Metidea (Sagacia).

Ora, quando ebbero finito, arrivò Penia (Povertà), siccome era stata gran festa, per mendicare qualcosa; e si teneva vicino alla porta. Poro intanto, ubriaco di nettare (il vino non esisteva ancora), inoltratosi nel giardino di Zeus, schiantato dal bere si addormentò. Allora Penia, meditando se, contro le sue miserie, le riuscisse d’avere un figlio da Poro, gli si sdraiò accanto e rimase incinta di Amore. Proprio così Amore divenne compagno e seguace di Afrodite, perché fu concepito il giorno della sua nascita, ed ecco perché di natura è amante del bello, in quanto anche Afrodite è bella.

Dunque, come figlio di Poro e di Penia, ad Amore è capitato questo destino: innanzitutto è sempre povero, ed è molto lontano dall’essere delicato e bello, come pensano in molti, ma anzi è duro, squallido, scalzo, peregrino, uso a dormire nudo e frusto per terra, sulle soglie delle case e per le strade, le notti all’addiaccio; perché, conforme alla natura della madre, ha sempre la miseria in casa.

Ma da parte del padre è insidiatone dei belli e dei nobili, coraggioso, audace e risoluto, cacciatore tremendo, sempre a escogitare machiavelli d’ogni tipo e curiosissimo di intendere, ricco di trappole, intento tutta la vita a filosofare, e terribile ciurmatore, stregone e sofista. E sortì una natura né immortale né mortale, ma a volte, se gli va dritta, fiorisce e vive nello stesso giorno, a volte invece muore e poi risuscita, grazie alla natura del padre; ciò che acquista sempre gli scorre via dalle mani, così che Amore non è mai né povero né ricco.

Anche fra sapienza e ignoranza si trova a mezza strada, e per questa ragione nessuno degli dèi è filosofo, o desidera diventare sapiente (ché lo è già), né chi è già sapiente s’applica alla filosofia. D’altra parte, neppure gli ignoranti si danno a filosofare né aspirano a diventare saggi, ché proprio per questo l’ignoranza è terribile, che chi non è né nobile né saggio crede d’aver tutto a sufficienza; e naturalmente chi non avverte d’essere in difetto non aspira a ciò di cui non crede d’aver bisogno”.

“Chi sono allora, o Diotima, replicai, quelli che s’applicano alla filosofia, se escludi i sapienti e gli ignoranti?”. “Ma lo vedrebbe anche un bambino, rispose, che sono quelli a mezza strada fra i due, e che Amore è uno di questi. Poiché appunto la sapienza lo è delle cose più belle ed Amore è amore del bello, ne consegue necessariamente che Amore è filosofo, e in quanto tale sta in mezzo fra il sapiente e l’ignorante. Anche di questo la causa è nella sua nascita: è di padre sapiente e ingegnoso, ma la madre è incolta e sprovveduta. E questa è proprio, o Socrate, la natura di quel demone. Quanto alla tua rappresentazione di Amore, non c’è da meravigliarsi; perché tu credevi, per quanto posso dedurre dalle tue parole, che Amore fosse l’amato, non l’amante; e per questo, penso, Amore ti appariva bellissimo. E in realtà ciò che ispira amore è bello, delicato, perfetto e beato, ma l’amante ha un’altra natura, come ti ho spiegato”».

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25 Marzo, 2018

Il discorso di Aristofane

by gabriella

Il commediografo Aristofane è il quarto commensale a parlare nel Simposio platonico [189 d 5 -193 a 1]: presenta l’amore come simbolo e ricomposizione di un intero.

androgino

androgino

Bisogna innanzi tutto che sappiate qual è la natura dell’uomo e quali prove ha sofferto; perché l’antichissima nostra natura non era come l’attuale, ma diversa. In primo luogo l’umanità comprendeva tre sessi, non due come ora, maschio e femmina, ma se ne aggiungeva un terzo partecipe di entrambi e di cui ora è rimasto il nome, mentre la cosa si è perduta. Era allora l’androgino, un sesso a sé, la cui forma e nome partecipavano del maschio e della femmina: ora non è rimasto che il nome che suona vergogna.

In secondo luogo, la forma degli umani era un tutto pieno: la schiena e i fianchi a cerchio, quattro bracci e quattro gambe, due volti del tutto uguali sul collo cilindrico, e una sola testa sui due volti, rivolti in senso opposto; e così quattro orecchie, due sessi, e tutto il resto analogamente, come è facile immaginare da quanto se detto. […] Possedevano forza e vigore terribili, e straordinaria superbia; e attentavano agli dèi. Pertanto Zeus e gli altri dèi andavano arrovellandosi che dovessero fare ed erano in grave dubbio perché non se la sentivano di ucciderli e farli sparire fulminandoli come i giganti, né potevano lasciarli insolentire. Ma finalmente Zeus, pensa e ripensa:

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22 Marzo, 2018

Guantanamo. Un dibattito

by gabriella

In preparazione dell’incontro-dibattito con l’insegnante e delegata ai servizi culturali del municipio di Caimanera Adriana Silvente e la sua collega Ofelia Garcia, abbiamo dedicato una settimana di studio alla reclusione senza diritto e senza diritti dei prigionieri di Guantanamo, attraverso un libro e un film: Prigionieri di Guantanamo dell’avvocato dei diritti umani Michael Ratner e della giornalista Ellen Ray [Guantànamo. What the World Schould Know, 2004; trad. it. Nuovi mondi media, 2005] e Camp X Ray.

Dopo aver visto Camp X Ray, la 5E ha così affrontato i temi della violazione dei diritti umani, della tortura, della legalità [americana e internazionale] e della legittimità calpestate, nel «buco nero giuridico» edificato dagli USA dopo 9 11.

 

Il film

Camp X Ray è il nome di uno dei tre campi di detenzione della base extraterritoriale [base militare situata fuori del suolo statunitense] di Guantanamo. È qui che si svolge l’incontro tra la soldatessa americana Amy Cole e «il detenuto 4.7.1», un tunisino emigrato in Germania catturato in un luogo imprecisato in un’azione di extraordinary rendition – cioè di cattura illegale, o rapimento, di un sospettato di terrorismo da parte dei servizi di intelligence.

La storia ruota intorno al graduale cambiamento del punto di vista della soldatessa sul prigioniero durante la permanenza nel campo, nella quale alla sistematica violazione della dignità dei detenuti fa eco la desolata esistenza delle guardie, specialmente se donne, in un ambiente sessista e prevaricatore.

In un anno di lavoro Amy – che il prigioniero chiama Blondie in mancanza dell’adesivo con il nome che le guardie devono rimuovere dalla divisa entrando nel campo – apprende che la difesa della libertà che giura ogni mattina all’alzabandiera ha contenuti diversi da quelli immaginati, che i «detenuti» non sono trattati secondo giustizia e norme di regolamento ma esposti all’arbitrio di ordini brutali e che «4.7.1» è un uomo in cui sopravvivono intelligenza e talento artistico: la curiosità per il finale della saga di Harry Potter, il sudoku, il disegno.

Nel deserto relazionale in cui è immersa, la soldatessa accetta così uno scambio comunicativo con il detenuto che disabilita i dispositivi ideologici attivati dal campo, permettendo il reciproco riconoscimento e la nascita di un delicato rapporto di amicizia.

In questo percorso, il più anziano ed esperto Alì accompagna il doloroso apprendimento della ragazza che, dopo aver restituito al prigioniero un nome e dei diritti [denuncerà un superiore per averle comandato di assistere alla doccia del detenuto, accampando carenza di personale] e aver compreso la natura di Guantanamo, si congeda da lui con il dono del libro mancante alla biblioteca del campo.

 

Il campo di prigionia

Il campo di prigionia di Guantanamo è stato aperto l’11 gennaio 2002 sotto la presidenza Bush jr. per la detenzione di sospettati di terrorismo catturati in Afghanistan o Pakistan anche attraverso extraordinary rendition, ai quali l’amministrazione si riferiva come a «nemici combattenti» invece che prigionieri.

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14 Marzo, 2018

Karl Marx, Tesi su Feuerbach

by gabriella

karl-marx-7Le Thesen über Feuerbach, un testo tanto breve quanto denso, furono scritte da Marx nel marzo del 1845. Rimasero tuttavia a lungo inedite finchè non furono pubblicate, postume, nella Neue Zeit (1886) da Engels che le riprodusse in appendice al suo Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca (1888).

I

Il difetto principale di ogni materialismo fino ad oggi, compreso quello di Feuerbach, è che l’oggetto, il reale, il sensibile è concepito solo sotto la forma di oggetto o di intuizione; ma non come attività umana sensibile, come attività pratica, non soggettivamente. E’ accaduto quindi che il lato attivo è stato sviluppato dall’idealismo in contrasto col materialismo, ma solo in modo astratto, poiché naturalmente l’idealismo ignora l’attività reale, sensibile come tale. Feuerbach vuole oggetti sensibili realmente distinti dagli oggetti del pensiero; ma egli non concepisce l’attività umana stessa come attività oggettiva. Perciò nell’Essenza del cristianesimo egli considera come schiettamente umano solo il modo di procedere teorico, mentre la pratica è concepita e fissata da lui soltanto nella sua raffigurazione sordidamente giudaica. Pertanto egli non concepisce l’importanza dell’attività “rivoluzionaria”, dell’attività pratico-critica.

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14 Marzo, 2018

Felice Cimatti, L’individuo è l’essere sociale. Marx e Vygotskij

by gabriella
Karl Marx (1818 - 1883)

Karl Marx (1818 – 1883)

Questo bel saggio di Felice Cimatti – incluso nel testo collettaneo Il transindividuale, appena uscito per Mimesis (pp. 253-271) – è dedicato a una teoria della mente che si avvale degli strumenti messi a punto da Marx e Vygotskij per mettere a fuoco i limiti e le aporie dell’individualismo cognitivo e del biologicismo delle neuroscienze.

Se per Marx, l’individuo è «l’insieme dei rapporti sociali», per Vygotskij

«la mente individuale è il punto di arrivo di un processo di emancipazione dalle condizioni naturali, ma anche da tutte le relazioni storico-sociali che si presentano di fronte all’individuo come se fossero naturali».

L’individuo non è dunque la premessa della relazione, ma il suo effetto.

 

Indice

1. «La coscienza è un rapporto sociale»
2.  Vygotskij e la relazione individuo-società
3. Dal transindividuale all’individuo
4. Il ‘pensiero verbale’
5. Individuazione e transindividuale

 

1. «La coscienza è un rapporto sociale»

L’animale non umano, per Marx,

«è immediatamente una cosa sola con la sua attività vitale. Non si distingue da essa. È quella stessa [attività vitale]» Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844.

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14 Marzo, 2018

Il gioco delle signorine Marx

by gabriella

Marx nel 1869Le tre figlie di Marx erano particolarmente appassionate di una sorta di gioco di società, pare molto diffuso nell’età vittoriana, che consisteva nella formulazione di alcune domande che avrebbero dovuto far emergere la personalità dell’interrogato.

Tratto da U. Curi, Marx e la rivoluzione, 8. Capire la filosofia. La filosofia raccontata dai filosofi. La biblioteca di Repubblica, 2011.

Le domande che le figlie rivolgevano a Marx riguardano anche aspetti davvero minori, secondari nella vita dell’autore:

La virtù che preferisci? La semplicità
La qualità che preferisci in un uomo? La forza
La qualità che preferisci in una donna? La debolezza

La tua caratteristica principale? La determinazione
La tua idea della felicità? Lottare
La tua idea dell’infelicità? La sottomissione

Il difetto che scusi di più? La credulità
Il difetto che detesti di più? Il servilismo

La tua occupazione preferita? Razzolare tra i libri
Il tuo poeta preferito? Shakespeare, Eschilo, Goethe
Il tuo eroe preferito? Spartaco, Keplero
Il tuo piatto preferito? Il pesce

Il tuo motto preferito? De omnibus disputandum (occorre discutere e dubitare di tutto)
La tua massima preferita? Nihil humani a me alienum puto (Terenzio, Heautontimoroumenos “niente di ciò che è umano mi è estraneo”).

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