20 Luglio, 2015

Le ragioni della politica

by gabriella

camilla che odiava la politicaUn vecchio barbone spiega la politica a una ragazzina che la odia in modo speciale. Camilla, infatti, non è solo una dodicenne che sente continuamente associare le parole “corruzione”, “inganno” e “disonestà” a quelle di “politica” e “politico”, è anche una ragazzina che ha perso il padre Roby, suicida per ragioni politiche.

Parlarle di cos’è davvero ciò che è caduto così in basso non è facile, ma il barbone, da tutti chiamato Aristotele, sa dove andare a prendere le parole.

Tre stralci di Camilla che odiava la politica [Milano, Rizzoli, 2008], il romanzo dedicato da Luigi Garlando alla prima adolescenza.

Perché, come, quand’è perfetto, l’uomo
è la migliore delle creature, così pure,
quando si stacca dalla legge e dalla
giustizia, è la peggiore di tutte.

Aristotele, La Politica

 

Prima parola: il capito

Aristotele si è procurato un vecchio fustino di detersivo vuoto. Lo capovolge e mi dice: «Siediti.» Mi siedo. Ormai mi sono abituata alla sua puzza.
Prende una delle tre biro nuove che gli ho portato e scrive la parola “politica” al centro di un foglio bianco.

«Dunque» ragiona grattandosi la testa con la penna blu, «il primo problema da risolvere è la parola “politica”, che non ti piace perché inizia come la parola “polipo”. Allora cambiamo l’ordine delle lettere. Guarda, Camilla, facciamo così…» Aristotele sbarra con una croce la lettera “i” e la riscrive sotto la parola “politica”, poi fa lo stesso con la lettera “l”, con la “e”, la “a”, la “p” e via via con tutte le altre.

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15 Luglio, 2015

Organizzazione del lavoro di gruppo

by gabriella

La spinta del singolo a fa parte di un gruppo è data da due aspetti: sentirsi rassicurato in termini di appartenenza a qualcosa di più grande e sentirsi in grado di realizzare qualcosa che da soli non si è in grado di fare. Queste due spinte danno luogo alle componenti primaria e secondaria di un gruppo. Nella teoria primaria si distinguono gruppi primari e gruppi secondari, che presentano alcune caratteristiche distintive.
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14 Luglio, 2015

La diffusione delle maggiori religioni mondiali

by gabriella
14 Luglio, 2015

Marco Belpoliti, Formiche, l’esercito invisibile che domina il pianeta

by gabriella

formicaApprossimativamente sono almeno 10 mila trilioni, si sono sviluppate 100 milioni di anni fa. La loro forza? Una natura “veramente” sociale. Tratto da La Stampa del 14 luglio 2015.

Tre milioni di anni fa. Un’astronave con a bordo una missione di scienziati extraterrestri plana sulla Terra. Sono venuti per saggiare le forme di vita presenti sul pianeta. Osservano api, termiti e formiche tagliafoglie, tra le specie più evolute del sistema ecologico terrestre. Nel diario di bordo scrivono:

«Verosimilmente non accadrà niente di particolare importanza da qui a migliaia di millenni futuri. Gli insetti sono il culmine dell’evoluzione e gli invertebrati domineranno anche nei prossimi cento mega-anni».

Così immagina Edward O. Wilson, studioso di formiche, padre della sociobiologia, l’ipotetica visita degli extraterrestri ben addentro ai rudimenti della teoria darwiniana e tuttavia privi di immaginazione. Wilson vuole dirci che non solo gli insetti, e in particolare le formiche, non si sono evolute molto nel corso degli ultimi milioni di anni, ma nessuno poteva prevedere l’arrivo dell’Homo Sapiens.

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14 Luglio, 2015

Valutazione

by gabriella

La valutazione del profitto secondo il Piano dell’Offerta Formativa del nostro Liceo.
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12 Luglio, 2015

Il cervello e i suoi miti

by gabriella

il cervello

Il cervello è ancora tutto da svelare e, nei prossimi anni, lo Human Brain Project in Europa e Brain negli Stati Uniti, cercheranno di comprendere quali sono i meccanismi che ne regolano il funzionamento. È già possibile però, sfatare molte false convinzioni su di esso.

Utilizziamo solo il 10% del nostro cervelloattività cerebrale

Questa affermazione è priva di qualsiasi fondamento. La sua origine  potrebbe essere legata ad una delle tante citazioni di  Einstein. Ma anche, forse, a ciò che scrisse William James, che a proposito del cervello sosteneva che utilizziamo solo una piccola parte delle nostre risorse mentali, ma anche agli studi di  Karl Lashley che tra gli anni 20 e 30 ha rimosso, senza creare deficit apprezzabili, parte della corteccia dei ratti.

Oggi sappiamo che il nostro cervello funziona globalmente e le scansioni fatte sul cervello con le varie metodiche di indagini confermano che non ci sono aree inattive ma solo l’esistenza di alcune più attive di altre. Inoltre quando ci sono lesioni al cervello, queste hanno spesso ripercussioni sull’intero apparato.

Predominanza degli emisferi nel creativo o nel razionaleemisferi cerebrali

Anche questa convinzione nasce da un interpretazione errata del  premio Nobel Roger Sperry che si era focalizzato sulla attività dei singoli emisferi di individui che avevano perso la connessione. Un docente britannico, Tom Bennet, che si occupa di neuroscienze e insegnamento, ha pubblicata su Plos One il risultato di uno studio ove sembrerebbe dimostrato, che le persone non hanno aree cerebrali più sviluppate in funzione delle loro attitudini. Di conseguenza sarebbe giunto alla conclusione che non esiste una correlazione tra la singola propensione (artistica, letteraria, matematica, etc) e gli emisferi.

Immagini o video: a ognuno il suo stile di apprendimento

stili di apprendimentoSu New Scientist, Bennet ci  ricorda il metodo Vark (che sta per:  V isual, Auditory, Read-write, Kinaesthetic, ed identifica come si apprende e cioè in modo: visivo, uditivo, scrittura-lettura e cinestetico). Questo metodo è stato introdotto dall’insegnante neozelandese Neil Fleming. Secondo la teoria ognuno apprende nel suo modo specifico, ovvero attraverso il canale di elezione. Questa teoria sugli stili di apprendimento, anche se ha influenzato il modo di insegnare, presta il fianco a diverse critiche ad esempio nei metodi usati per scoprire il canale di elezione dei singoli soggetti e anche per la mancanza di studi scientifici che supportino tale teoria.

In un articolo del 2008, della rivista dell’Association of Psychological Science, Bennett

“…scrive che al momento non esistono basi scientifiche adeguate per giustificare l’incorporazione di valutazioni sugli stili di apprendimento nella pratica educativa generale”.

Le abilità cerebrali declinano passati i 40abilità cerebrali

Alcune attività, come imparare una nuova lingua, imparare a memoria brani, sequenze o immagini, etc, risultano più facili per i giovani ma altre attività, come la capacità linguistica, quella di risolvere tensioni e conflitti o gestire le emozioni migliorano con l’età. Quindi, non è vero che dopo i 40anni, le abilità cerebrali diminuiscono.

cervello e computerIl cervello funziona come un computer

Quante volte se ne parla, anche nei film. Tutto nasce dal fatto che entrambi ricevono dati che una volta elaborati restituiscono una risposta. Da un certo input, viene prodotto un output. Peccato però che il modo con cui vengono svolte queste attività sia completamente diverso. Basti pensare agli stimoli visivi e alla capacità di elaborare anticipazioni, quindi di prevedere (neuroni a specchio) il futuro. Altre mere somiglianze vorrebbero che il cervello sia paragonabile  ad un circuito elettrico molto complesso ma, non è assolutamente così. Il circuito elettrico non cambia in modo dinamico, il cervello si. Fa continue sinapsi. Prendiamo ad esempio le persone con deficit uditivi. Reagiscono specializzando le capacità tattile e visive; le persone invece con deficit visivi, specializzano il tatto e l’udito. Nessun circuito elettrico ha questa capacità. Il computer non sarà mai equiparabile al cervello.

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9 Luglio, 2015

Zygmunt Bauman, Il disagio della postmodernità

by gabriella
Freud nel suo studio

Freud nel suo studio

L’introduzione di Bauman a La società dell’incertezza, Bologna, Il Mulino, 1999, pp. 7-25.

Nel 1929 comparve a Vienna Das Unbehagen in der Kultur, un saggio che inizialmente doveva essere intitolato Das Unglück in der Kultur. Il suo autore era Sigmund Freud. In italiano l’opera è nota come Il disagio della civiltà (Torino, Boringhieri, 1978). La stimolante e provocante lettura freudiana delle pratiche della modernità entrò nella coscienza collettiva e finì per strutturare profondamente il modo di valutare le conseguenze (intenzionali e non) dell’avventura moderna. Anche se Freud aveva preferito parlare di Kultur o di «civiltà», sappiamo ora che il libro riguarda la storia della modernità; solo la società moderna era in grado di pensare se stessa come fermento «culturale» o «civilizzatore» e di agire sulla base di questa autocomprensione producendo gli esiti che Freud si proponeva di indagare; per questo motivo, l’espressione «civiltà moderna» è pleonastica.

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6 Luglio, 2015

Utopia, progettazione e calendario dell’attività

by gabriella

Nelle ultime due settimane di scuola, in 4D abbiamo letto integralmente Utopia, di Thomas More. Il lavoro è stato svolto con la lettura pomeridiana di parti del testo e la discussione in classe delle schematizzazioni realizzate a casa. Al termine dell’analisi, un gruppo ha realizzato una presentazione Prezi [sotto la bozza preparata per iniziare].

Sabato 16 maggio: Presentazione di Utopia e del lavoro sul testo. Assegnazione della lettura pomeridiana per lunedì e martedì [pp. 1-32]

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5 Luglio, 2015

Annalucia Accardo, Alessandro Portelli, Il negro domestico. Psicologia di un nemico interno

by gabriella
ex schiavo davanti alla sua casa in Texas nel 1939

Ex schiavo davanti alla sua casa in Texas nel 1939

Le dinamiche dell’identità e del riconoscimento nella figura dell’house slave, lo schiavo domestico per cui Malcolm X aveva coniato l’espressione «negro da cortile».

Gotta stay on the good side
Of the devil and with God,
Don’t know which one I land up with
When they put me in the sod.

Devo tenermi buoni
sia il diavolo sia Dio:
non so con quale andrò a finire
quando mi metteranno sotto terra.

Elma Stucker, An Egg in each basket, in The Big Gate, 1976

 

Introduzione

Denmark Vesey (1767 - 1822)

Denmark Vesey (1767 – 1822)

Nel 1822 a Charleston, South Carolina, ebbe luogo uno dei più importanti tentativi di rivolta di schiavi e neri liberi [ricordato, dal nome del suo ispiratore, come la «rivolta di Denmark Vesey»]. Uno dei leader della rivolta, lo schiavo Peter Poyas, dava le seguenti istruzioni agli altri giurati:

«Stai attento a non dire niente a quegli schiavi domestici che ricevono doni di giacche smesse e roba del genere dai padroni, о ci tradiranno» [Killens 1970: 52].

Peter Poyas non aveva torto: come scrivono i giudici di Charleston, «quasi mai si era cercato di reclutare servi domestici, verso i quali non c’era fiducia», proprio uno di questi, un certo Peter Devany [«uno house slave nel cuore, nell’anima e nel cervello» lo chiama John Oliver Killens] che corse ad avvertire il padrone e le autorità, facendo fallire il progetto [Starobin 1970: xvi].

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4 Luglio, 2015

Gioacchino Toni, Estetiche del potere. Il blu

by gabriella

blue pill

La falsa neutralità del blu e l’estetica del conformismo in questo articolo di Carmilla ispirato a Blu. Storia di un colore di Michel Pastoureau [(2002), Ponte alle Grazie, Milano, 2008].

“You take the blue pill, the story ends. You wake up in your bed and believe whatever you want to believe”

Morpheus, Matrix, 1999

Digitando su di un motore di ricerca immagini il nome di personaggi come Jean-Claude Juncker, Mario Draghi, Christine Lagarde, Angela Merkel, Barack Obama, David Cameron, Mariano Rajoy Brey, Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, Vladimir Putin, Nicolas Sarkozy, Francois Hollande, Marine Le Pen ecc., si nota che, indipendentemente dal “colore politico”, il blu predomina ampiamente sia nell’abbigliamento che nei fondali dei convegni e degli studi televisivi. Il medesimo risultato si ottiene anche inserendo i nominativi di vecchie glorie vicine, come Tony Blair e George Bush (junior o senior), e lontane, come Margaret Thatcher e François Mitterrand. Anche digitando i nomi dei più influenti organismi economici o politici, ammesso siano distinguibili, come International Monetary Fund, World Bank, Goldman Sachs, European Union, United Nations, European Central Bank ecc., nuovamente trionfa il blu, in tutte le sue tonalità.

Il blu è rassicurante e viene percepito come colore poco connotato politicamente, è il colore del “buon senso”, che non spaventa, che lascia andare a letto tranquilli sapendo che per adeguarsi a quel colore non ci si deve esporre troppo. Nel mondo occidentale il blu, nelle sue varianti, pare essere di gran lunga il colore preferito da buona parte della popolazione, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza. L’abbigliamento, che è forse l’indicatore più efficace, se indagato sul lungo periodo, testimonia tale preferenza, indipendentemente dalle mode effimere che durano una stagione. Anche quando nei sondaggi il blu non viene indicato come colore preferito, facilmente risulta citato tra quelli “meno sgraditi”, ciò risulta importante perché la mancata ostilità è una carta decisiva in mano a chi intende esercitare il potere.
Matteo Renzi ospite a ''Porta a Porta''

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