In occasione dell’uscita per Iperborea de Il fantasma di Lumholtz, Ingrid Basso ha intervistato l’autore, Morten Strøksnes che ha tratteggiato il ritratto dell’esploratore che ha saputo trasformare il suo sguardo coloniale in una consapevole osservazione comparativa. Tratto da IlManifesto.

Carl Lumoltz (1851 – 1922)
Se, all’inizio, i suoi resoconti sembrano scritti per intrattenere un pubblico borghese sulle bizzarrie di cannibali, cacciatori di teste e animali quasi preistorici tra tribù «primitive», nel corso dei decenni Lumholtz – già pionierie dell’osservazione partecipante in anticipo su Malinowski e, pur senza una specifica preparazione scientifica, collaboratore di Franz Boas – contribuisce alla vera e propria nascita dell’antropologia culturale.








«non è questa mia una scienza come le altre, essa non si può in alcun modo comunicare, ma come fiamma s’accende da fuoco che balza: nasce d’improvviso nell’anima dopo un lungo periodo di discussioni sull’argomento e una vita vissuta in comune, e poi si nutre di se medesima». [Platone, Lettera VII];
Il monumento a Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, situato a Torino in Piazza Castello e realizzato da Eugenio Baroni tra il 1933 e il 1935 (completato da Publio Morbiducci nel 1937), è un esempio di come l’
La figura centrale del “Duca Invitto” (comandante della Terza Armata nella Grande Guerra) domina l’intero complesso non solo per altezza (circa 5 metri), ma per la sua staticità monolitica.
L’intera struttura funziona come un altare sacrificale.
Il monumento gioca sul contrasto tra uno e molti.
Il soldato folle rappresenta l’irruzione del realismo tragico nella statuaria pubblica.
Un adulto emaciato in una divisa troppo grande, tocca il tema dei Ragazzi del ’99, le giovanissime reclute mandate al fronte negli ultimi anni della guerra.

Il testo è tratto da John Dewey, Il mio credo pedagogico. Antologia di scritti sull’educazione [a cura di Lamberto Borghi], Firenze, La Nuova Italia, 1952, pp. 3-31], il commento è mio.
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